di Attilio Monfregola

Berlusconi inventa chiacchiere e regala miliardi in sanatoria a delinquenti, imbroglioni, intrallazzieri e parassiti che hanno preso sfruttando la povera gente, falsificando e facendo pagare i servizi di cui hanno goduto ai meno abbienti. Le tasse ai redditi fissi, il reddito a loro.

Costoro sono gli artefici della diffusa illegalità, sono quelli che hanno causato la crisi economica che non pagheranno, in nessun senso. Sono quella maggioranza che individua nella politica il luogo dei propri affari, quelli che insegnano ai giovani che non si deve credere nell’equità e nella giustizia ma nella furbizia e nell’inganno fraudolento che paga sempre.

Il Comune di Napoli, invece, fino ad oggi non ha adottato la moratoria delle multe non riscosse fino all’anno 2004, ma, altro che segnale di legalità, tenta invece di recuperare soldi da rifondere per gli sprechi, le appropriazioni, le feste di piazza, ecc. Questo bisogno di danaro non viene soddisfatto individuando i mariuoli, riducendo gli stipendi d’oro (se non con briciole di facciata); quei soldi vengono pretesi dagli sfruttati di sempre, gli ultimi, quelli di cui si sa tutto. Anche che, così come non avevano fino al 2004 i 30 euro per pagare una multa, non hanno oggi 1 mille per interessi oculatamente fatti maturare.

Un “carusiello”, si dice a Napoli, e nessuno chiede di sapere perché solo oggi, dopo oltre sei, sette anni di silenzio rotto solo saltuariamente da una intelligente notifica di cartelle di iscrizione a ruolo, con una arroganza e una violenza insostenibile, si avviano azioni coercitive che non ammettono deroghe e permettono ti pretendere il debito, anche rateizzato (bontà loro).

La differenza è che Berlusconi sostiene ragioni, non condivisibili, ma dichiarate e sostenute, mentre il Comune di Napoli, quello di sinistra, quello vicino alla povera gente, dai suoi più laboriosi e maltrattati cittadini pretende il danaro di cui la politica si è servita. Mi auguro che la nostra città alle prossime elezioni sappia scegliere il male minore.