Pur’ ‘e púlice ténono ‘a tosse.
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Una sequenza di vicende negative ha interessato nel corso delle ultime settimane due nostri gioielli turistici come Capri e Ischia. Sono del tutto evidenti i difficili problemi di gestione, sviluppo e tutela di queste splendide isole, come dell’inestimabile patrimonio artistico e ambientale dell’Italia: si tratta senza dubbio, come questi episodi lasciano trasparire, di priorità dell’azione del governo a vari livelli, da quello centrale a quelli locali. Questi beni, che sono la nostra principale ricchezza, vanno considerati un vero proprio simbolo unitario del nostro paese e dovrebbero essere protetti da un sistema istituzionale e civile al di fuori da ogni logica di parte.
Poche aree dell’Italia possono, infatti, dirsi immuni da seri problemi di doverosa tutela: basta ricordare le mucillagini dell’Adriatico, rocce delle Dolomiti che si staccano (a dispetto di quello che dice il razzista Borghezio), il disboscamento pauroso, il Po ridotto in molti tratti a fogna a cielo aperto e sottoposto a continua rapina di sabbia dei fondali. Ma, poi, è soprattutto il Sud a fare clamore: in parte giustamente, perché i problemi si presentano in modo più serio e più grave, ma per altri aspetti in modi forzati, strumentali e spesso superficiali.
Ecco, le notizie sono notizie, vanno date, analizzate e commentate. I pregiudizi, invece, sono pregiudizi, ne vediamo tanti nei confronti del Sud. Quando, infatti, parlo, a proposito di Mezzogiorno, di un nuovo movimento, che è tutt’altra cosa rispetto ad un Partito del Sud, non mi riferisco soltanto ad azioni e iniziative politiche culturali che restituiscano l’orgoglio di essere meridionali e valorizzino le ricchezze del Mezzogiorno. Ma sono convinto che occorra recuperare la capacità di guardare in faccia ai problemi del Sud, così come sono, e dunque ai suoi vizi interni. È così giusto mettere l’accento sui doveri oltre che sui diritti del Mezzogiorno e lavorare per radicare sempre di più una nuova coscienza pubblica, sociale e civile che abbia nel rispetto e nella tutela della legalità il suo valore fondativo e unificante.
Repubblica di oggi pubblica una bella lettera di Diletta Bistondi, una giovane di Sesto Fiorentino, che racconta la sua esperienza di volontariato presso il campo di lavoro “Libera terra” di Castel Volturno, attrezzato in un bene confiscato al boss Michele Zaza e riqualificato dalla Regione Campania. È una testimonianza molto significativa di come la camorra si possa combattere efficacemente e in tanti modi.
Il recupero e il riutilizzo dei beni confiscati è una delle strade più importanti per contrastare la camorra su cui abbiamo lavorato intensamente in questi anni in Campania. Alcuni esempi: a Pomigliano d’Arco, in un’altra struttura appartenuta al boss Michele Zaza, oggi ha sede un comando della polizia municipale. A Ottaviano, nel castello di Cutolo si sta svolgendo un master dell’università del Sannio sul riutilizzo dei beni confiscati. A Forcella, nella casa appartenuta al clan Giuliano, c’è un centro di aggregazione per i minori a rischio del quartiere. Nei prossimi mesi, altri 15 beni sequestrati ai clan camorristici campani saranno recuperati e riutilizzati. Tra questi, c’è la villa del fratello di Sandokan a Casal di Principe, che diventerà un centro di riabilitazione sportiva per i giovani.
La collaborazione tra istituzioni, forze sociali, civili, imprenditoriali, partiti politici, mondo del volontariato è fondamentale, ma per combattere la camorra e le altre mafie è indispensabile la presenza dello Stato. Negli ultimi anni, con i governi di centrosinistra e di centrodestra, è stata intrapresa una forte iniziativa di contrasto ai clan. Grazie all’impegno e alla professionalità della magistratura e delle forze dell’ordine, sono stati effettuati importanti arresti di boss e di pericolosi latitanti, mettendo in seria difficoltà i gruppi camorristici. Bisogna andare avanti con sempre maggiore determinazione e continuità nell’azione di contrasto e di repressione alle organizzazioni criminali, che sono l’ostacolo più grande allo sviluppo e alla crescita del Sud.
Oggi è stata approvata una delibera propedeutica al reclutamento degli “idonei”. Considerando le numerose sollecitazioni su questo tema che abbiamo ricevuto in queste settimane, pubblichiamo qui di seguito il comunicato stampa della Giunta regionale.
La Giunta regionale della Campania, su proposta del Vicepresidente e Assessore alle Risorse Umane, Antonio Valiante, ha deliberato l’avvio di tutte le procedure propedeutiche all’assunzione dei candidati idonei ai pubblici concorsi indetti dalla Regione Campania per le categorie C e D.
Le procedure saranno attuate in stretta osservanza della normativa in materia di assunzioni. Per tali assunzioni si prevede anche l’utilizzo delle economie derivanti dalla cessazione dal servizio dei dipendenti regionali collocati in quiescenza nel 2007/2009.
“Con questa delibera - ha detto il presidente Bassolino - manteniamo gli impegni assunti nelle scorse settimane verso tanti giovani professionisti, preparati e motivati, che sono risultati idonei nei concorsi. Procediamo nel pieno rispetto della legalità e nell’interesse della Regione
Al tempo stesso si stanno completando le verifiche per il reclutamento di altre fasce e profili professionali. Il rinnovamento amministrativo - ha concluso Bassolino - che abbiamo portato avanti in questi anni si fonda in primo luogo sulla qualità delle competenze che mettiamo a disposizione della nostra comunità“.
Vi segnaliamo l’intervista a Bassolino pubblicata su Il Mattino di oggi.
Un augurio affettuoso a Dino De Laurentiis, uno dei punti di riferimento del cinema internazionale, che oggi compie novant’anni. Dentro di me è fortissimo il ricordo di una splendida serata a casa sua. Ero a Los Angeles per il Giffoni Hollywood Festival e sono stato felice per il suo invito a cena. Si percepiva in lui il forte legame e l’attaccamento con Torre Annunziata, con Napoli, con la sua terra d’origine. Di De Laurentiis ho potuto apprezzare quella grande vivacità intellettuale che solo una personalità di spessore e di cultura sa esprimere. Sono convinto che Dino De Laurentiis continuerà ancora a dare il suo originale contributo all’industria cinematografica e alla scoperta di nuovi talenti giovanili.
Il ministro Calderoli - ministro, è bene ricordarlo, di tutti gli Italiani - prendendo spunto da un’analisi di Bankitalia secondo cui la vita al Sud costa meno che al Nord, ha rilanciato il dibattito sulle gabbie salariali. Specificando oggi che la Lega non vuole le gabbie, ma “buste paga parametrate al costo della vita”.
Vorrei rassicurare Calderoli e chi la pensa come lui: gli stipendi di chi lavora nel mezzogiorno sono già rapportati al reale costo della vita, nel senso che sono più bassi di quelli del centronord. Ad esempio: il reddito medio procapite di un campano è di 16.300 euro, la metà di quello di un lombardo. Il differenziale è dovuto in gran parte alle indennità accessorie e ai superminimi che da noi sono inferiori. Senza parlare dei tanti che lavorano in nero, senza garanzie contrattuali e contributive. Inoltre, diversamente che al Nord, le famiglie meridionali sono spesso monoreddito.
Per farla breve: nel Sud alcuni costi sono più bassi perché c’è molta meno ricchezza. Lo certifica l’Istat: nel mezzogiorno la povertà relativa è cinque volte maggiore che nel resto del Paese. Il rapporto Bankitalia, che va letto per intero, rilancia con chiarezza un tema che abbiamo sollevato da tempo: il Mezzogiorno sta attraversando una fase difficilissima e serve subito una rivoluzione copernicana nelle politiche nazionali per far ripartire lo sviluppo.
“Nel disinteresse delle politiche generali - sostiene Bankitalia - immaginare che la politica regionale possa risolvere da sola i problemi del Mezzogiorno è a dir poco velleitario“. Il mancato sviluppo del Sud è “un aspetto dell’insuccesso complessivo della politica economica italiana nell’ultimo quindicennio, di cui il ristagno della crescita e della produttività costituisce, al Nord e a Sud, il sintomo economico più evidente”. Il governo deve dunque puntare su “istruzione, sicurezza, innovazione, per dare sicuramente frutti nel medio periodo”. E impegnarsi a fondo per contrastare la criminalità organizzata che “altera le condizioni di concorrenza e si infiltra nelle amministrazioni pubbliche accrescendo i costi per la collettività“.
Questi sono i problemi che frenano lo sviluppo del Sud. Problemi che - pur tra limiti e contraddizioni - cerchiamo di affrontare giorno dopo giorno. Ma è chiaro che le Regioni da sole non bastano. Dal governo, al momento, sentiamo parlare di assegnazione di fondi già dovuti, di nuove Casmez, e ora di gabbie salariali. Sono misure che non servono per dare una svolta al Sud e all’intero Paese. Più giusto, da parte del governo, sarebbe impegnarsi per trovare regole condivise con tutte le forze sociali e i soggetti interessati sui livelli di contrattazione nazionale, aziendale e territoriale. Bisogna cambiare rotta. Ci stiamo avviando verso uno stato federale. Può essere un rischio, oppure una grande opportunità. Il rischio è che localismi esasperati, razzismo, frammentazioni possano frenare del tutto la crescita sociale ed economica del Paese. L’opportunità invece è trovare un modo nuovo di unire l’Italia, mettendo assieme le migliori energie produttive del nord, del centro e del sud. Noi lavoriamo per questo, per un Paese più coeso, e per un mezzogiorno più produttivo e più civile.
L’esempio e la memoria di Don Diana sono un patrimonio collettivo della coscienza civile del nostro Paese che dobbiamo tutelare e difendere, sempre, in ogni momento. Non scorderò mai quel 19 marzo 1994. La notizia dell’omicidio di Don Diana mi colpì e mi addolorò profondamente. Ero stato tante volte a Casal di Principe e in alcune occasioni ero stato apertamente minacciato. Lasciai subito Palazzo San Giacomo per andare a Casal di Principe. Arrivai tra i primi, con la fascia tricolore. Insieme a me arrivarono tanti altri sindaci, rappresentanti di associazioni, forze politiche e sindacali, cittadini. Perché Don Diana era un simbolo di noi tutti, il segno tangibile della fede e della legalità che operava ogni giorno in mezzo a chi aveva bisogno. Quanta rabbia, quel 19 marzo. Rabbia e senso profondo di impotenza di fronte a una grande ingiustizia. Sono passati diversi anni, e nella zona di confine tra Napoli e Caserta la situazione è ancora molto difficile. Ci sono stati tanti passi in avanti e sempre più frequenti negli ultimi anni. Ma la strada è ancora lunga, perché qui si combatte una guerra quotidiana tra forze dello Stato e della criminalità organizzata.
Alcuni mesi fa, col ministro Maroni, abbiamo inaugurato nel centro di Casal di Principe un teatro della legalità. Un tempo era un bene di Sandokan, oggi è un luogo di aggregazione e cultura aperto a tutti. Proprio lì abbiamo firmato un importante protocollo, sempre con Maroni, per rendere più veloce la conversione dei beni confiscati alla camorra. E’ stato il primo provvedimento in Italia di questo tipo e l’abbiamo voluto intitolare proprio a Don Peppe. C’erano anche i suoi genitori in sala quel giorno. Quanta commozione quando ascoltammo alcuni passi di “Per amore del mio popolo non tacerò”, il manifesto anticamorra scritto da Don Diana nel 1991: “La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato”.
In questi giorni, Roberto Saviano ha ricordato a tutti la figura e il valore di Don Peppe Diana rispondendo a Gaetano Pecorella che metteva in discussione la matrice camorristica del suo omicidio. Io penso che Don Peppe Diana sia due volte un eroe, della Chiesa e dello Stato, così come attestano numerose sentenze. Oggi non c’è iniziativa per la legalità in quelle terre che non porti il nome di Don Diana. Che ricordiamo sempre con immenso affetto, e che è il simbolo più prezioso della lotta contro la camorra che tanti e tanti – Stato, forze dell’ordine, magistratura, istituzioni locali, forze politiche, associative e sindacali – portano avanti ogni giorno per il futuro della propria terra.
di Michelino Fusco
La strumentalizzazione sui rifiuti portata avanti fino a poco tempo fa e che in ogni occasione emerge, con grande accanimento contro Antonio Bassolino, non solo dal centro destra, incomincia a dimostrarsi tale nei fatti. Afragola continua a galleggiare sui rifiuti e, malgrado Bertolaso abbia inserito il Comune di Afragola tra quelli da sciogliere, nessuno ne parla. Leggi tutto »
di Francesco Donzelli*
Se volessimo sgombrare la mente da tutto il “ciarpame senza pudore” degli ultimi tempi, se intendessimo portare a compimento una seria riflessione politica scartando gli elementi di distrazione, se il nostro intento fosse quello di focalizzare una questione (andando al di là delle sterili polemiche), dovremmo usare con forza e preoccupazione una sola, drammatica parola: antimeridionalismo. Leggi tutto »