di Aurelia del Vecchio e Lino D’Antonio*

Stavamo tutti, semplici cittadini ed istituzioni, preparandoci con fervore per il prossimo 16 novembre, data di un compleanno molto speciale: i cento anni di Maurizio Valenzi, primo sindaco di sinistra della città. Soprattutto sindaco della speranza e assurto a simbolo, dopo i guasti del laurismo, seguiti essi da più di un quindicennio di opache amministrazioni prevalentemente a guida democristiana.

Purtroppo, le parole di gaudio, di riconoscenza, di ammirazione e di augurio, che in ordine sparso si affollavano in ciascuno di noi e in attesa di una sintesi che riuscisse a divenire omaggio corale ed univoco, assumono oggi il carattere di rimpianto e di grande dolore.

Senza enfasi, senza iperbole, senza retorica celebrativa retroattiva viene spontaneo da pensare di come, in questi tempi miserabili che siamo costretti a vivere, giganteggi la figura politica, etica e morale di Valenzi. I meno giovani ricordano. Ai più giovani ed ai giovanissimi dovrebbe opinatamene toccare la memoria di un tempo non tanto lontano. Durante il quale si sperimentava un modo nuovo di guardare alla città ed ai suoi problemi e dove si inaugurò una pratica innovativa nell’amministrazione comunale.

Gli asili nido. L’estate assicurata in graziose località per gli anziani indigenti, tramite un soggiorno fino ad allora solo agognato. La scuola aperta per i bambini sempre nel periodo estivo e per toglierli dalla strada. “L’Estate a Napoli”, con tutto un rifiorire di eventi d’arte e di iniziative sociali da parte di privati cittadini, spronati a dare un contributo straordinario per quella stagione di rinnovamento. E tanto altro e non in senso faraonico, ma percorribile ed attuabile per il bene comune.

Ma sopra ogni altra cosa il sindaco Valenzi prestava la massima attenzione al mondo del lavoro e si spese nella difesa strenua della “cultura del lavoro”, in mancanza della quale nessuna conquista di democrazia e di civiltà gli sembrava possibile.

Un ricordo personale di chi scrive va alla vicinanza che sempre Valenzi, da sindaco e da politico, ebbe per l’Italsider di Bagnoli, considerata anche da lui come la fabbrica per antonomasia di Napoli. E al modo in cui si prodigò per l’accelerazione del piano regolatore, mediante la cui approvazione si sarebbe potuta attuare la ristrutturazione dello stabilimento e conservare intatti i livelli occupazionali. Allorché nell’autunno del 1982, le forze dell’ordine immotivatamente caricarono un gruppo nutrito di siderurgici di Bagnoli nei pressi della ferrovia, l’indomani, per stigmatizzare l’accaduto, il sindaco di Napoli, dopo aver indossato la fascia tricolore, aspettò in piazza della Borsa il corteo Italsider, proveniente da Bagnoli e si pose alla testa di esso, conducendolo di nuovo in zona ferrovia.

Imponente, magnifico, autorevole, in una osmosi perfetta con quegli operai, che lo seguivano orgogliosi e rassicurati.

Incancellabile questa immagine, in uno scenario di sole ancora quasi estivo e le speranze tangibili dei convenuti, dilatate oltremodo da quella presenza.

L’operato di un simile protagonista, che spazia dalla politica all’arte pittorica, dall’antifascismo militante all’attività di primo cittadino in una realtà come quella napoletana, non può condensarsi nell’arco temporale pur lungo della sua vita. Infatti ciò che è stato ed ha portato a termine Maurizio Valenzi rimane nella storia del nostro Paese, della città e nel cuore della gente semplice.

Per tal motivo, come spesso accade, non deve calare il silenzio sulla sua figura. Anzi bisogna indicarlo ad esempio ogni qualvolta si parla di libertà e di dignità e di un serio programma di prospettive economiche per un futuro diverso.

Quindi, politico senz’altro, ma anche maestro indimenticabile di virtù civili.

*Ex lavoratori dell’Italsider di Bagnoli Napoli