Non è passato giorno, in questi dieci anni di impegno politico e amministrativo, che il mio pensiero non sia andato almeno una volta a Massimo D’Antona. Perché Massimo, giuslavorista di grande valore e mio prezioso e principale collaboratore al ministero del Lavoro, è stato una figura esemplare di studioso e di uomo pubblico al servizio delle istituzioni democratiche.
Nella sua attività accademica, culturale e politica la stella polare è stata sempre lo studio, l’approfondimento, l’impegno per far progredire la condizione giuridica, sociale e civile dei lavoratori. Un obiettivo perseguito con dedizione, intelligenza e apertura al dialogo e al confronto. Ecco, questo è l’incancellabile insegnamento che ci lascia un uomo come Massimo. Una lezione che ha ispirato l’attività e la vita di altri martiri del terrorismo come Marco Biagi, anche lui mio collaboratore in quella fase, o Ezio Tarantelli, e tanti altri.
Tutti hanno lavorato affinché nel conflitto sociale non si insinuasse la violenza terroristica, affinché l’ottusa cecità degli assassini non prevalesse sul dialogo e il confronto civile.
Noi tutti, istituzioni, sindacati, forze imprenditoriali e culturali, dobbiamo sempre tenere presente questo importante e fondamentale insegnamento. Soprattutto ora che, come Paese e come sistema economico, dobbiamo affrontare una crisi tanto grave.

