di Aurelia Del Vecchio
Non è possibile considerare come vicenda esclusivamente privata la separazione tra Berlusconi, Presidente del Consiglio italiano, e la moglie, Veronica Lario. Sono gli stessi protagonisti a farci entrare con forza in quanto accaduto e a dare al fatto preminenza politica: la signora in questione, stupita dalla non reattività dei cittadini di fronte ad una palese degenerazione del costume politico, attanagliato tra esigue pubbliche virtù e molti vizi segreti (anche se ormai non più tali e svelati con forza del tutto).
E il Presidente Berlusconi, che in tutti questi anni si è attardato nei suoi desideri e nelle sue attitudini in fatto di donne. Come se le sue pulsioni sessuali potessero ben accorparsi alla pratica del governare. Se egli, tramite questa manifesta pruderia, ha pensato che fosse il modo giusto per svecchiare la politica, dandole i connotati del gossip più sguaiato e togliendole austerità ed autorevolezza, forse ha convinto di ciò la parte più brada del suo elettorato.
Nonostante il tam tam mediatico, il fuoco di sbarramento e le cortine fumogene innalzate dai fedeli servitori e dagli alleati, il nostro Paese non è prospero e felice come lo si vuole raffigurare. E il degrado morale, testimoniato dalla stessa moglie del premier, sembra essere arrivato ad un punto di non ritorno.
La separazione Berlusconi – Lario viene riportata, in data 3 maggio sia da “La Repubblica” che da “La Stampa” e c’è una dichiarazione attribuita alla signora: “La strada del mio matrimonio è segnata. Non posso stare con un uomo, che frequenta le minorenni”.
Parole di una gravità inaudita, riferite al “legame filiale” che sembra unire Berlusconi con una tale Noemi, destinataria per il suo 18° compleanno di una visita a sorpresa del Presidente del Consiglio alla festa e di un regalo costoso di oro e diamanti.
Ma è tutto l’excursus del premier che è nefando, dalle frequentazioni, anni fa, dello stesso con la presentatrice televisiva Virginia Saintjuste di Teulada, dalla Carfagna fatta ministro, alle raccomandazioni di attricette nelle intercettazioni con Saccà, passando per il tentativo di mandare veline e troniste, senza arte né parte, nelle istituzioni europee.
Un senatore PdL, ora in disgrazia, Guzzanti, ha definito tutto ciò un “mignottificio”, con l’aggravante che a tutto questo sconcio è stato dato da Berlusconi il crisma della valenza e della nobiltà della politica.
Credo che a questo punto non si possa più tacere. Non so se la Chiesa cattolica possa continuare ad avere caro questo “paladino della cristianità”, anzi della famiglia cristiana, in attesa del prossimo family day. Ed anche il PD si dovrebbe discostare dal suo grazioso e cortese minuetto istituzionale e prendere coscienza finalmente del disastro italiano, nonché di come stia evolvendo al peggio la società nel suo insieme e sotto l’input preminente di Berlusconi e dei suoi.
C’è una parte d’Italia, che grida ancora alla luna, nell’auspicio e nell’attesa di una società diversa. E questa Italia, così come Veronica Lario, non vuole tenersi un Presidente del Consiglio, che frequenta le minorenni. Siamo quindi alla presenza non di fatti privati, ma pubblici e preoccupanti per l’immediato futuro.
Mi auguro che la cosa non finisca nel dimenticatoio come tutti gli eventi italici consistentemente pericolosi e riprovevoli e che il fair play di Franceschini nei confronti di fatti, che come già detto non sono ascrivibili alla sfera personale, diventi azione incisiva e di denuncia.
“La plebe ama i gradassi!” E plebe, non più popolo, di questo passo, rischiamo di diventare, senza dignità, senza più coscienza di noi, senza più la capacità di saperci indignare.

