di Giuseppe Vergara

Sono Giuseppe Vergara, dirigo da circa cinque anni il reparto di pediatria e neonatologia dell’ospedale Maresca, Torre del Greco. Sul Vesuvio, non alle falde del Vesuvio, ma proprio sul monte, sotto il cratere principale. Le scrivo in merito alla particolare situazione di rischio sismico ed eruttivo in cui si trova questo ospedale e alle polemiche apparse sulla stampa locale e nazionale sull’Ospedale del Mare (quello sì, alle falde del Vesuvio).

Ospedali della zona rossa. Gli ospedali della zona rossa sono tre:Ospedale Maresca di Torre del Greco, Ospedale di Boscotrecase, Ospedale Apicella di Pollena Trocchia.Tutti fanno parte dell’ASL Napoli 3 Sud. Ospedale Maresca Torre del Greco. La struttura, costruita negli anni ‘70 con concetti avanzati di edilizia ospedaliera, versa in un profondo stato di degrado per la mancanza di manutenzione ordinaria e per l’assenza di interventi di ristrutturazione. Questa è stata una delle cause di una progressiva riduzione dei posti letto, l’altra è la cronica e progressiva carenza di personale sanitario.

Il piano di ospedaliero della regione Campania (quello del piano di rientro) assegna al Maresca 90 posti letto e una funzione di ospedale specialistico di gastroenterologia. Attualmente i posti attivi sono poco più di 60. Il piano prevede, inoltre, il trasferimento di alcune specialità presso l’ospedale di Boscotrecase, quando questa struttura sarà completata. L’ospedale di Boscotrecase (ex Torre Annunziata) è la struttura ospedaliera più moderna della zona rossa. Anche qui i posti attivi sono poco più di 50, visto che i lavori non sono stati completati. Il piano sanitario regionale assegna a questo ospedale 135 posti letto. L’ospedale Apicella è allocato in una struttura fatiscente. Per quest’ultimo il piano sanitario regionale prevede la dislocazione nel futuro Ospedale di Pomigliano. Nei piani di evacuazione dell’area vesuviana si legge che in questi tre ospedali c’erano 577 posti letto. Attualmente i tre ospedali arrivano a circa 150 posti letto attivi. 

Ospedale del Mare. I lavori di costruzione per l’Ospedale del Mare sono iniziati nel dicembre 2004 con un investimento di più di 120 milioni di euro per quattro edifici: un ospedale con 450 posti letto, un albergo con 50 posti letto per i familiari, una palazzina amministrativa-direzionale e un centro commerciale per l’umanizzazione. In sintesi: il più grande investimento nell’edilizia ospedaliera del Sud Italia. In questa struttura, costruita nel territorio dell’ASL Napoli 1, verranno spostati alcuni ospedali del centro storico di Napoli (Ascalesi , Loreto Mare, Annunziata, tutti ospedali dell’ASL Napoli 1). Il territorio della città di Napoli non è incluso nella zone a rischio vulcanico. Solo un’area alla periferia sud-est è classificata come zona gialla. L’Ospedale del Mare è stato costruito in questa zona, a 100 metri dalla zona rossa. Un interrogazione parlamentare dell’on. Poretti (PD) argomenta che una struttura posta a 7-8 Km dal cratere è comunque esposta al pericolo di scorrimento di colate piroclastiche, e che quella zona è stata impropriamente classificata come zona gialla. Il pericolo delle colate piroclastiche è assente per le costruzioni poste ad una distanza di 11-12 km dal cratere.

Senza entrare nelle dispute vulcanologiche, è verosimile che un ospedale più lontano dal cratere è più sicuro di uno che sta più vicino. Bisogna comunque evidenziare che gli ospedali costruiti in quest’area, quelli della zona rossa, sono o fatiscenti o poco funzionali e comunque costruiti con tecniche obsolete rispetto a quelle utilizzate per l’Ospedale del Mare. Soprattutto sono stati costruiti ad una distanza dal cratere di molto inferiore rispetto a quella oggetto di polemiche. La presenza di un ospedale moderno, costruito con criteri antisismici, in una zona alto rischio come quella vesuviana, costituisce un importante passo in avanti in termini di sicurezza.

In sintesi. Nella zona rossa (ASL NA 3 sud) sono allocati tre ospedali tutti in condizioni di operatività ridotta. Per questi ospedali non è prevista nessuna strategia di riduzione del rischio vulcanico e sismico. Il Maresca e l’Apicella sono ad una distanza dall’Ospedale del Mare paragonabile a quella degli ospedali del centro di Napoli. Nel territorio della città di Napoli, nell’ASL Na 1, si spostano in un edificio nuovo, moderno e sicuro gli ospedali del centro storico di Napoli, che non sono in zona di rischio vulcanico. Si spostano in un area che, secondo alcuni, ha un rischio vulcanico elevato.

Il punto. L’apertura dell’Ospedale del Mare è prossima. Segnerà l’inizio della modernizzazione per la rete ospedaliera napoletana. Potrebbe essere anche l’occasione per iniziare una strategia per la riduzione del rischio vulcanico e sismico degli ospedali della zona rossa. Un ente di gestione comune tra Ospedale del Mare e ospedali della zona rossa (sia esso azienda ospedaliera o azienda sanitaria) potrebbe essere lo strumento per gestire e programmare legami funzionali ed organizzativi tra le varie strutture. Con l’obiettivo di migliorare la sicurezza e la funzionalità di ospedali che al momento funzionano poco, male e in condizione di scarsa sicurezza. Si ipotizza che, almeno le strutture più fatiscenti siano trasformate in punti di ingresso per l’Ospedale del Mare, con attività specialistiche avanzate, day hospital e servizi di emergenza con posti per l’osservazione breve, riservando all’Ospedale del Mare le attività di ricovero.

Da poco la Regione Campania ha ridotto il numero delle ASL da 5 a 3. In passato i confini dell’ASL Na 1 coincidevono con i confini della città di Napoli. Con la riorganizzazione delle ASl è stato aggiunto il comune di Portici. Se nel ridisegnare l’ASL Na 1 fossero stati inclusi i Comuni di Torre del Greco insieme ai Comuni limitrofi (decisione richiesta e sostenuta dalle amministrazioni locali), l’ospedale Maresca poteva far parte della stessa ASL dell’Ospedale del Mare. L’ ospedale poteva integrarsi con una struttura moderna e sicura. Si potevano (e si possono, dato che i confini delle ASL sono modificabili) creare i presupposti per migliorare l’offerta ospedaliera.

E’ difficile immaginare cosa possa succedere negli ospedali in caso di eruzione del Vesuvio in un area cosi densamente popolata. Possiamo ricordare quello che è successo nell’eruzione 1906. L’ospedale di Torre faceva parte allora degli Ospedali Riuniti di Napoli. Il 10 aprile, dopo 6 giorni dall’inizio delle attività eruttive, la direzione generale degli ospedali riuniti decide l’evacuazione della sede di Torre del Greco. Con un carrettino un gruppo di operatori sanitari percorre a ritroso la via dei fuggiaschi che da Torre fuggono verso Napoli. Arrivano in una città spopolata sotto una pioggia di cenere e lapilli. Caricano sui carretti gli anziani degenti e li conducono alla sede di Napoli.

Il medico che ha guidato la spedizione scrive una lettera al direttore generale in cui propone:
1. “Gratificazione speciale all’ispettore Giovanni Acampora, che si sottomise – malgrado il pensiero della famiglia ed una recente guardia di notte – a disagi e non lievi pericoli, a vari incomodi (guasti di vestiti, cappello ecc.), per accompagnarlo a Torre, facendogli da ottima guida”;
2. “Speciale trattamento agli infermieri Gargano, Ferrigno, Marino e Lombardi, dalla cui disciplina e devozione verso di me riconosco gran parte dell’ottimo risultato della mia spedizione”;
3. “Una considerazione particolare per le infermiere Napolitano, Crocetta, Gentile, che in piena pioggia di cenere e scorie mi coadiuvarono nel trasporto delle ammalate”;
4. “Una lode – con modalità che il senno dell’Amministrazione crederà opportuno – al personale delle suore assistenti e del Padre Rettore, che con calma dettero molto aiuto morale”;
5. “Essere convinti che – dato il mio carattere e la mancanza di vero pericolo corso – nessun disagio a me sia venuto, sicuro che chiunque della mia classe avrebbe egualmente e meglio operato, e imploro quindi di confondere ogni lode personale con le lodi al Direttore Generale, che danno il contagio dell’esempio, con le lodi ai colleghi, agli impiegati la cui opera di abnegazione io, in questi tristi giorni, vado ammirando da spettatore, da amico, da uomo di cuore, superiore ad ogni invidia, degna solo di emulazione”. Dott Giuseppe Moscati.

L’evacuazione fu portata a termine senza incidenti e con successo. Allora l’ospedale era nel centro di una città molto più piccola di quella attuale, non era costruito su una bocca vulcanica sotto il cratere principale e l’eruzione non fu particolarmente violenta. E a guidare la spedizione era un santo.