Di seguito pubblichiamo l’intervista rilasciata dal presidente Bassolino a Simona Brandolini del Corriere del Mezzogiorno 

NAPOLI – L’unico lumbard entrato a Palazzo Santa Lucia è il suo portavoce, Stefano Porro. Per il resto Antonio Bassolino, versione casual dopo una due giorni di fuoco, cerca di ridimensionare i titoli di ieri: «Acerra, provincia di Milano», «Acerra, si celebra il successo lombardo». Rispedisce al mittente l’immagine del governatore umiliato, in disparte, ferito. Altro che Napoli da bere, in versione berlusconiana. Rivendica parte del merito. Sì, avete capito, parte della costruzione di Acerra, denaro e lacrime, proteste e inchieste. E se Berlusconi, come ha lamentato Gaetano Cola ieri, non ha ringraziato gli imprenditori e i lavoratori che hanno costruito l’impianto, beh, lo fa lui, «tanto quelli del Nord sono stati abbondantemente apprezzati».

Presidente l’inaugurazione dell’inceneritore di Acerra è stata presentata come il colpo di grazia alla classe dirigente locale. Si sente umiliato? Amareggiato?

«Per nulla. Appena sono arrivato ad Acerra, pensando ai tanti avversari, mi sono detto: eccolo qui. È un moderno impianto industriale esattamente come si può vedere nel centro di Vienna, di Basilea, di Londra. Io stavo bene, casomai il magone lo avevano i politici, gli amministratori, i media che sono stati per tanto tempo contro quell’impianto. Eccolo qui, questo è il mostro di cui tanto si è parlato. Dal punto di vista dell’interesse generale è un passaggio cruciale per il nostro futuro. Per me questo è importante».

Le avrebbe fatto piacere vederlo realizzato sotto il governo Prodi?

«Certo, ma l’importante è che sia stato realizzato. Io sono abituato a pensare in positivo a differenza di altri nel mondo politico che ragionano solo in negativo. Pensando che più vanno male le cose meglio è».

A chi si riferisce?

«A parte del centrosinistra, della sinistra per le quali sarebbe stato meglio che non si fosse costruito l’impianto».

Berlusconi parla di altri quattro impianti. In tutto cinque. Anche per lei è così?

«Andiamo con ordine. Ieri ad Acerra è stata avviata la prima linea, ad aprile la seconda, a giugno Acerra andrà a regime. Poi c’è Salerno dove si sta andando avanti per cui sono stati stanziati 75 milioni di euro. Poi ci sarà l’impianto più dimensionato di Napoli est».

E poi?

«Poi si vedrà. Su questi c’è il pieno consenso».

Torniamo ad Acerra. Perché ora si è riusciti a completarlo?

«Grazie alle nuove leggi sulle quali non solo sono stato d’accordo, ma che ho sollecitato. Quei provvedimenti legislativi hanno consentito di superare tante difficoltà, l’impianto di Acerra e le discariche sono diventati siti di interesse nazionale, quei provvedimenti hanno rafforzato l’uso dell’esercito, già deciso dal governo Prodi e dal commissario De Gennaro. Poi l’istituzione della Procura regionale».

Quindi è vero che è tutto merito di Berlusconi?

«Attenzione, deve essere dato merito al governo attuale ma è anche giusto dare merito alla Regione, al commissario De Gennaro e ai tanti sforzi fatti in precedenza».

Mi scusi ma non è ancora chiaro, perché Berlusconi ci è riuscito e il centrosinistra no?

«Le differenze all’interno dello stesso schieramento hanno inciso, ma non è tutta la verità. Per esempio Berlusconi ieri ha detto una cosa vera in parte: in piazza è scesa non solo la sinistra, ma il suo partito, An. E, all’epoca, io ero commissario e lui era capo del governo. La verità è che Berlusconi ci è riuscito ora, ma ha governato anche per quattro anni prima di Romano Prodi».

Dunque, dove vuole arrivare?

«La crisi drammatica ha consentito a Berlusconi di poter spingere di più. Gli ha consentito di essere più forte rispetto al partito del no. Quindi anche altri pezzi di Stato ne hanno dovuto tenere conto. Ci voleva il polso fermo, ma perché il problema era enorme e dunque lo Stato ha fatto sentire doverosamente il suo ruolo».

È un’amara considerazione la sua. Come a dire che in Italia se non ci scappa il morto non si affrontano i problemi?

«Questa è una materia di riflessione che riguarda in un Paese come il nostro il tema delle grandi opere e il rapporto tra decisione e partecipazione, tra decisione e discussione. Per noi è stato evidente sul fronte dei rifiuti, in Piemonte su quello dei trasporti. Dunque certo che sarebbe stato meglio con il governo Prodi, ma va bene così».

Che effetto le ha fatto vedere sul palco rappresentanti dell’Impregilo?

«Per ragioni di stile, perché sono imputato in rapporto a Impregilo, con cui, scusate il gioco di parole, non ho avuto nessun rapporto, mi tengo fuori da ogni considerazione personale. Anche se sono fiducioso che verrà verificata la mia totale estraneità. Ma, certo, ieri faceva impressione il contrasto tra la rappresentazione dell’Impregilo dei mesi scorsi, di un’impresa con gravi responsabilità nei confronti dello Stato, e la definizione di Berlusconi che li ha chiamati eroi».

Lei si è affrettato a dire chapeau a Berlusconi. Dopo ieri si è pentito di averlo fatto?

«Sono semplificazioni. Il merito è indubbio, ma non è solo del governo attuale. Bisogna, però, avere la forza di riconoscere ciò che deve essere riconosciuto, il che non significa che su tante questioni non ci si confronti. Sul piano casa per esempio anche in maniera forte. Sul Sud ci vediamo a Bari, tutti i presidenti delle regioni meridionali, perché continua anno dopo anno il taglio ai finanziamenti destinati al Mezzogiorno. Ma il merito va riconosciuto senza problemi. È dal ‘94 che dico che l’antiberlusconismo ideologico e pregiuziale non sia il modo giusto per fare avanzare le forze di centrosinistra. Più si semplifica e si demonizza Berlusconi più lui vince».

E l’antibassolinismo cos’è? Il rovescio della stessa medaglia?

«Essere anti è sempre sbagliato. È un segno di debolezza non di forza. E penso che in diverse occasioni esponenti del centrodestra abbiano commesso lo stesso errore rovesciato. Non proporsi come alternativa è una delle ragioni per le quali da tempo il centrosinistra qui ha governato».

E l’antibassolinismo di sinistra, per esempio quello veltroniano?

«Per me resta un fatto singolare. Quando Veltroni venne qui a Napoli, al Mercadante, a tenere una lezione di politica è stato con me a lungo. Fui io a usare la frase di Troisi “scusate il ritardo”, nel senso che si costruiva il Pd con ritardo. Io con lui ne parlavo dal ‘96. Dunque avrebbero dovuto esserci più sintonie tra di noi, tanto che l’ho appoggiato durante le primarie con lealtà e determinazione».

E poi?

«E poi, e poi, e poi. Non so se per sua convinzione o per le informazioni che riceveva o per l’ambiente che frequentava ci siamo divisi sulla grave crisi dei rifiuti».

Però Veltroni non c’è più, lei sì.

«Ci siamo detti lealmente ciò che pensavamo e io mi sono assunto la responsabilità di attraversare la tempesta rimanendo sulla nave. Ma l’ho fatto per questa terra, il Pd viene dopo. E, siccome si può immaginare quanto ci abbia riflettuto, nel complesso direi che è stata una scelta giusta, anche guardando Acerra oggi, pensando allo Statuto, alla legge regionale, alla crisi economica che cambia tutto e purtroppo a mio avviso governo e partiti, maggioranza e opposizione si devono sintonizzare molto di più su questa novità. Il Pd avrà una prospettiva solo se comprenderà i bisogni del Paese».

Cosa pensa del regolamento Pd secondo il quale governatori e sindaci non si possono candidare alle Europee?

«Il regolamento è una riflessione autocritica perché evidentemente hanno capito che è stato incauto in Sardegna andare alle elezioni anticipate. Io, che sono rimasto, voglio rimanere un’ora in più, non una in meno. È così con le norme attuali, altrimenti molti di noi presidenti di Regione qualche sfizio ce lo saremmo tolto, ci saremmo confrontati con gli elettori. Ma la legge non è cambiata, dunque il problema non è più mio».

E di chi è?

«Del partito. Fatto il regolamento che vieta a presidenti e sindaci di mettersi in gioco, quali saranno le candidature con grande radicamento popolare che farà il Pd?».