di Ivana Pierro

La vicenda del passaggio alle Regioni delle sedi regionali di Sviluppo Italia (ora Invitalia) presenta diversità di trattamento nei confronti dei lavoratori atipici, stridenti e paradossali.

Mentre le sedi che hanno già effettuato il passaggio (Sicilia e Calabria) hanno assorbito tutti i lavoratori (atipici e non) con contratti a tempo indeterminato, o le sedi, in cui è stato avviato l’iter per il passaggio alle rispettive Regioni (Toscana, Friuli- Venezia Giulia, Molise, Puglia), hanno garantito l’occupazione ai lavoratori precari, la Regione Campania intende limitare il passaggio ai soli lavoratori a tempo indeterminato.

Eppure la sede di Sviluppo Italia campana si presenta come la sede regionale più virtuosa, sia in termini di erogazioni per i fondi relativi al cosiddetto “prestito d’onore”, sia per l’attivo di bilancio evidenziato dal 2003 al 2007. Come è possibile che la sede calabrese, in perdita, veda il mantenimento di tutti i livelli occupazionali, mentre la sede campana subisce questa penalizzazione? Cosa ha fatto scattare questa selezione avversa in base a cui più si è lavorato bene e meno si è tutelati?

Non è una questione di fondi, perché i fondi assicurati dal governo (il finanziamento nazionale è passato da 600 a 941 milioni di euro) e le prospettive lavorative coprono abbondantemente l’assunzione di 57 precari. Il problema nasce da un diniego espresso dall’assessore alle Attività produttive della Regione, on. Cozzolino, che intende inserire personale esterno nella sede regionale di Sviluppo Italia Campania. Personale indicato in una fantomatica e misteriosa short-list che annovererebbe, tra gli altri, lavoratori provenienti da società regionali dismesse (EFI ed altre), con competenze molto lontane da quelle economiche richieste per le attività dell’ex Sviluppo Italia.

Non vogliamo un conflitto tra lavoratori, vogliamo solo che vengano riconosciuti i nostri meriti, le nostre competenze e i nostri diritti. Nel momento in cui in Italia, scatta l’allarme per le mancate tutele dei lavoratori a termine che, con gli effetti della crisi finanziaria sull’economia reale, rischiano di essere espulsi in massa dal ciclo produttivo, la Regione Campania segue la linea opposta: fuori i precari, anche se hanno lavorato bene, per far posto ad un elenco, non chiaro e non trasparente, di potenziali nuovi assunti.

Un metodo che fa avanzare la preoccupazione che si metta in moto un canale preferenziale di clienti del ceto politico. E’ questa la sensibilità di una giunta di sinistra nei confronti della fasce più deboli del mercato del lavoro, giovani precari, che vengono discriminati dopo anni di servizio prestato con risultati brillanti?

Confidiamo in un intervento del Governatore della Regione Campania, affinché fermi questa scelta discriminatoria, ristabilisca trasparenza nei meccanismi delle assunzioni, riconosca il valore del nostro lavoro e dia speranza e dignità al nostro futuro.