Intervista al Corriere del Mezzogiorno

Redazione
28-03-2009 | 13:26
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Di seguito pubblichiamo l’intervista rilasciata dal presidente Bassolino a Simona Brandolini del Corriere del Mezzogiorno 

NAPOLI – L’unico lumbard entrato a Palazzo Santa Lucia è il suo portavoce, Stefano Porro. Per il resto Antonio Bassolino, versione casual dopo una due giorni di fuoco, cerca di ridimensionare i titoli di ieri: «Acerra, provincia di Milano», «Acerra, si celebra il successo lombardo». Rispedisce al mittente l’immagine del governatore umiliato, in disparte, ferito. Altro che Napoli da bere, in versione berlusconiana. Rivendica parte del merito. Sì, avete capito, parte della costruzione di Acerra, denaro e lacrime, proteste e inchieste. E se Berlusconi, come ha lamentato Gaetano Cola ieri, non ha ringraziato gli imprenditori e i lavoratori che hanno costruito l’impianto, beh, lo fa lui, «tanto quelli del Nord sono stati abbondantemente apprezzati».

Presidente l’inaugurazione dell’inceneritore di Acerra è stata presentata come il colpo di grazia alla classe dirigente locale. Si sente umiliato? Amareggiato?

«Per nulla. Appena sono arrivato ad Acerra, pensando ai tanti avversari, mi sono detto: eccolo qui. È un moderno impianto industriale esattamente come si può vedere nel centro di Vienna, di Basilea, di Londra. Io stavo bene, casomai il magone lo avevano i politici, gli amministratori, i media che sono stati per tanto tempo contro quell’impianto. Eccolo qui, questo è il mostro di cui tanto si è parlato. Dal punto di vista dell’interesse generale è un passaggio cruciale per il nostro futuro. Per me questo è importante».

Le avrebbe fatto piacere vederlo realizzato sotto il governo Prodi?

«Certo, ma l’importante è che sia stato realizzato. Io sono abituato a pensare in positivo a differenza di altri nel mondo politico che ragionano solo in negativo. Pensando che più vanno male le cose meglio è».

A chi si riferisce?

«A parte del centrosinistra, della sinistra per le quali sarebbe stato meglio che non si fosse costruito l’impianto».

Berlusconi parla di altri quattro impianti. In tutto cinque. Anche per lei è così?

«Andiamo con ordine. Ieri ad Acerra è stata avviata la prima linea, ad aprile la seconda, a giugno Acerra andrà a regime. Poi c’è Salerno dove si sta andando avanti per cui sono stati stanziati 75 milioni di euro. Poi ci sarà l’impianto più dimensionato di Napoli est».

E poi?

«Poi si vedrà. Su questi c’è il pieno consenso».

Torniamo ad Acerra. Perché ora si è riusciti a completarlo?

«Grazie alle nuove leggi sulle quali non solo sono stato d’accordo, ma che ho sollecitato. Quei provvedimenti legislativi hanno consentito di superare tante difficoltà, l’impianto di Acerra e le discariche sono diventati siti di interesse nazionale, quei provvedimenti hanno rafforzato l’uso dell’esercito, già deciso dal governo Prodi e dal commissario De Gennaro. Poi l’istituzione della Procura regionale».

Quindi è vero che è tutto merito di Berlusconi?

«Attenzione, deve essere dato merito al governo attuale ma è anche giusto dare merito alla Regione, al commissario De Gennaro e ai tanti sforzi fatti in precedenza».

Mi scusi ma non è ancora chiaro, perché Berlusconi ci è riuscito e il centrosinistra no?

«Le differenze all’interno dello stesso schieramento hanno inciso, ma non è tutta la verità. Per esempio Berlusconi ieri ha detto una cosa vera in parte: in piazza è scesa non solo la sinistra, ma il suo partito, An. E, all’epoca, io ero commissario e lui era capo del governo. La verità è che Berlusconi ci è riuscito ora, ma ha governato anche per quattro anni prima di Romano Prodi».

Dunque, dove vuole arrivare?

«La crisi drammatica ha consentito a Berlusconi di poter spingere di più. Gli ha consentito di essere più forte rispetto al partito del no. Quindi anche altri pezzi di Stato ne hanno dovuto tenere conto. Ci voleva il polso fermo, ma perché il problema era enorme e dunque lo Stato ha fatto sentire doverosamente il suo ruolo».

È un’amara considerazione la sua. Come a dire che in Italia se non ci scappa il morto non si affrontano i problemi?

«Questa è una materia di riflessione che riguarda in un Paese come il nostro il tema delle grandi opere e il rapporto tra decisione e partecipazione, tra decisione e discussione. Per noi è stato evidente sul fronte dei rifiuti, in Piemonte su quello dei trasporti. Dunque certo che sarebbe stato meglio con il governo Prodi, ma va bene così».

Che effetto le ha fatto vedere sul palco rappresentanti dell’Impregilo?

«Per ragioni di stile, perché sono imputato in rapporto a Impregilo, con cui, scusate il gioco di parole, non ho avuto nessun rapporto, mi tengo fuori da ogni considerazione personale. Anche se sono fiducioso che verrà verificata la mia totale estraneità. Ma, certo, ieri faceva impressione il contrasto tra la rappresentazione dell’Impregilo dei mesi scorsi, di un’impresa con gravi responsabilità nei confronti dello Stato, e la definizione di Berlusconi che li ha chiamati eroi».

Lei si è affrettato a dire chapeau a Berlusconi. Dopo ieri si è pentito di averlo fatto?

«Sono semplificazioni. Il merito è indubbio, ma non è solo del governo attuale. Bisogna, però, avere la forza di riconoscere ciò che deve essere riconosciuto, il che non significa che su tante questioni non ci si confronti. Sul piano casa per esempio anche in maniera forte. Sul Sud ci vediamo a Bari, tutti i presidenti delle regioni meridionali, perché continua anno dopo anno il taglio ai finanziamenti destinati al Mezzogiorno. Ma il merito va riconosciuto senza problemi. È dal ‘94 che dico che l’antiberlusconismo ideologico e pregiuziale non sia il modo giusto per fare avanzare le forze di centrosinistra. Più si semplifica e si demonizza Berlusconi più lui vince».

E l’antibassolinismo cos’è? Il rovescio della stessa medaglia?

«Essere anti è sempre sbagliato. È un segno di debolezza non di forza. E penso che in diverse occasioni esponenti del centrodestra abbiano commesso lo stesso errore rovesciato. Non proporsi come alternativa è una delle ragioni per le quali da tempo il centrosinistra qui ha governato».

E l’antibassolinismo di sinistra, per esempio quello veltroniano?

«Per me resta un fatto singolare. Quando Veltroni venne qui a Napoli, al Mercadante, a tenere una lezione di politica è stato con me a lungo. Fui io a usare la frase di Troisi “scusate il ritardo”, nel senso che si costruiva il Pd con ritardo. Io con lui ne parlavo dal ‘96. Dunque avrebbero dovuto esserci più sintonie tra di noi, tanto che l’ho appoggiato durante le primarie con lealtà e determinazione».

E poi?

«E poi, e poi, e poi. Non so se per sua convinzione o per le informazioni che riceveva o per l’ambiente che frequentava ci siamo divisi sulla grave crisi dei rifiuti».

Però Veltroni non c’è più, lei sì.

«Ci siamo detti lealmente ciò che pensavamo e io mi sono assunto la responsabilità di attraversare la tempesta rimanendo sulla nave. Ma l’ho fatto per questa terra, il Pd viene dopo. E, siccome si può immaginare quanto ci abbia riflettuto, nel complesso direi che è stata una scelta giusta, anche guardando Acerra oggi, pensando allo Statuto, alla legge regionale, alla crisi economica che cambia tutto e purtroppo a mio avviso governo e partiti, maggioranza e opposizione si devono sintonizzare molto di più su questa novità. Il Pd avrà una prospettiva solo se comprenderà i bisogni del Paese».

Cosa pensa del regolamento Pd secondo il quale governatori e sindaci non si possono candidare alle Europee?

«Il regolamento è una riflessione autocritica perché evidentemente hanno capito che è stato incauto in Sardegna andare alle elezioni anticipate. Io, che sono rimasto, voglio rimanere un’ora in più, non una in meno. È così con le norme attuali, altrimenti molti di noi presidenti di Regione qualche sfizio ce lo saremmo tolto, ci saremmo confrontati con gli elettori. Ma la legge non è cambiata, dunque il problema non è più mio».

E di chi è?

«Del partito. Fatto il regolamento che vieta a presidenti e sindaci di mettersi in gioco, quali saranno le candidature con grande radicamento popolare che farà il Pd?».

Apre Acerra

A.B.
25-03-2009 | 19:43
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L’apertura del termovalorizzatore di Acerra è una importante vittoria dello Stato e delle istituzioni democratiche. E’ un segno tangibile che la nostra regione lavora per uscire definitivamente dall’emergenza, dotandosi di un sistema di smaltimento avanzato e rispettoso delle normative ambientali. In questi anni abbiamo affrontato tante difficoltà, spesso in totale solitudine. Ricordo bene l’estate del 2004, i giorni dell’apertura del cantiere, le continue manifestazioni di protesta, i presìdi con i gazebo, gli scontri di piazza, i blocchi dell’autostrada e della linea ferroviaria. In quella fase la comprensibile preoccupazione dei cittadini, le strumentalizzazioni politiche di destra e di sinistra e gli interessi criminali della camorra avevano dato vita a un mix esplosivo che impediva qualunque tipo di soluzione. Il sistema era come impazzito: da un lato il “fronte del no” si batteva per bloccare qualunque passo in avanti, dall’altro lo Stato non riusciva ad attuare le decisioni assunte per uscire dall’emergenza. Quanta preoccupazione, riunioni, incontri, scontri, proposte, per superare le difficoltà.Ci sono volute leggi speciali – come quella che ha equiparato gli impianti di smaltimento ai siti militari – l’impegno di commissari di grande valore come Catenacci, Pansa, De Gennaro, Bertolaso,  la determinazione del presidente del Consiglio Berlusconi, il lavoro costante delle istituzioni locali. Ma quei giorni di crisi acuta, dove ogni soluzione sembrava impossibile, oggi sembrano essere superati. Il termovalorizzatore di Acerra, completato grazie anche ai 30 milioni di euro stanziati dalla Regione, è un anello fondamentale dell’intero ciclo di smaltimento integrato. Nel giro di un anno, è stato possibile aprire le prime discariche attrezzate, avviare le procedure per il termovalorizzatore di Salerno – che la Regione finanzia con 75 milioni di fondi europei – mentre tantissimi comuni campani stanno innalzando in modo significativo la percentuale di raccolta differenziata. Secondo gli ultimi dati che arrivano dai capoluoghi, Caserta è passata dal 7 al 40%, Benevento dall’8 al 23%, Avellino dall’8 a oltre il 40%, Napoli dal 13 al 19%, la provincia di Salerno intorno al 35%. Buone notizie arrivano dal fronte dei comuni più piccoli, dove la differenziata in molti casi supera il 50%. Per sostenere questi sforzi la Regione ha finanziato con 100 milioni di euro di fondi europei la realizzazione di 10 impianti di compostaggio su tutto il territorio regionale, con l’obbiettivo di rendere la Campania sempre più autosufficiente nello smaltimento dell’umido.

Termovalorizzatori moderni e sicuri, differenziata, discariche attrezzate. La strada che abbiamo sempre indicato è ora la via su cui convergono tanti che in passato la pensavano diversamente. E’ un segnale positivo. C’è ancora tanto lavoro da fare, diverse difficoltà da superare. Ma l’incremento della differenziata – ormai a livelli di gran lunga superiori rispetto al resto del Mezzogiorno – e l’apertura di Acerra dimostrano all’Italia e al mondo che anche qui con l’impegno dei cittadini e la collaborazione tra le istituzioni si superano i problemi e si costruisce il futuro.

Insicurezza sul lavoro: per la destra va bene così

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24-03-2009 | 11:08
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di Lino d’Antonio

Che Berlusconi si preoccupi di riassicurare Confindustria e le Banche sulla crisi, sovvenzionando generosamente soprattutto gli imprenditori, non suscita alcuna meraviglia. Avendo dimostrato la destra, nelle sue multipli mutazioni attraverso più di un secolo, di poter cambiare pelle, corteccia esteriore, ma non l’essenza sua stessa, rimanendo totali in essa l’estraneità ed il disinteresse per il mondo del lavoro. Eppure, i componenti di questo mondo, i lavoratori, hanno votato in massa per le formazioni di destra, in attesa di rassicurante protezione, che non poteva ad essi in alcun modo pervenire quasi per una differenza genetica. Leggi tutto »

C’è un vuoto politico da colmare sul Mezzogiorno

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19-03-2009 | 13:32
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di Pasquale Laudanno

Caro Antonio, ormai la crisi sui rifiuti è passata, in qualche modo, ma è passata. Tempo fa avevo smesso di credere in te, che eri l’unica persona che potevo avere come riferimento politico, visto che nel lontano ‘93 ci siamo dati da fare un bel pò. Poi passano gli anni e cambiano le cose, si matura, si legge la politica diversamente, le ideologie si affievoliscono, e si cerca di fare politica in un modo diverso. Leggi tutto »

La verità sull’Italsider? Non era un ferro vecchio

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19-03-2009 | 13:18
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di Aurelia del Vecchio

La stampa cittadina ha riportato notizia di un convegno presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa, a margine della presentazione in anteprima del documentario su Bagnoli “Il cuore e l’acciaio” di Aldo Zappalà, nell’ambito della trasmissione televisiva “La storia siamo noi”. Con interventi del ministro Rotondi, dell’ex ministro De Michelis e dei professori De Masi, Niola, D’Alessandro ed altri addetti ai lavori. Moderatore il rresponsabile del TG3 regionale Massimo Milone. Molte sedie vuote tra il pubblico nel filmato trasmesso a riguardo proprio dal TG3 regionale. Sarebbe stato meglio farle occupare dagli ex lavoratori di Bagnoli, testimoni fortunatamente ancora vivi e vegeti e dotati di formidabile memoria a fronte degli accadimenti relativi allo stabilimento di Bagnoli, non lontani, anzi contigui al tempo presente. Nonché essi direttamente parte in causa. Leggi tutto »

FORTAPASC e la Napoli di Siani

A.B.
17-03-2009 | 17:41
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Stamattina sono arrivato a Santa Lucia con le immagini di FORTAPASC negli occhi. Il film racconta con intensità e intelligenza l’impegno di Giancarlo Siani, la sua serietà e scrupolosità di giornalista, insieme alla gioia di vivere di un giovane ragazzo napoletano. Racconta di Napoli, di Torre Annunziata, dell’impegno civile contro la criminalità organizzata e della violenza di cui questa è capace.
Sullo sfondo di tante scene ci sono le case e i vicoli del Quadrilatero delle Carceri, di quello che era, e in gran parte è ancora, il fortino dei Gionta.  Mi è venuto spontaneo chiamare il sindaco di Torre, Giosuè Starita. Abbiamo condiviso il senso di amarezza profonda di fronte alla violenza camorrista ma anche il messaggio forte di speranza che prevale nel film e nella testimonianza di Giancarlo Siani.
Il sindaco è venuto nel pomeriggio a Santa Lucia per fare il punto sul lavoro avviato assieme alcune settimane fa per la riqualificazione del Quadrilatero. Ci siamo dati l’obiettivo di aprire una fase nuova di recupero urbanistico e civile accompagnando il forte impegno che la Procura di Torre Annunziata sta mettendo in campo per riaffermare la presenza dello Stato in quei territori.

Lavoriamo pensando che tanti sacrifici non sono stati inutili. Che le cose cambiano, non restano ferme. Ad esempio con il ministro Amato prima e poi con Maroni, si sono moltiplicate le iniziative contro i fortini camorristi e le confische di patrimoni. E’ il risultato di una più forte consapevolezza costruita anche grazie alle voci di tanti giornalisti, grazie all’opera di registi come Risi e al lavoro quotidiano di tante associazioni. Penso ad esempio a Libera, che proprio in questi giorni sta promuovendo a Napoli e in Campania, con il sostegno delle istituzioni locali, iniziative e manifestazioni importanti per capire insieme a che punto siamo del cammino che deve portare alla sconfitta delle mafie in Italia. Con don Ciotti e gli amici di Libera sabato marceremo per le strade della nostra città, portando nel cuore la Napoli onesta e civile che si riconosce nel volto di Giancarlo Siani.

La nuova legge elettorale

A.B.
13-03-2009 | 16:39
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Ieri sera ad Annozero è emerso chiaramente che il Pd deve smetterla di guardarsi l’ombelico – candidature, correnti, procedure interne – e deve invece concentrarsi sui problemi dei cittadini. Viviamo una crisi economica grave, che ha cambiato l’agenda politica. Fa bene Franceschini a occuparsi di sussidi di disoccupazione e di welfare, così come stiamo facendo noi con le misure messe in atto per supportare le famiglie dei lavoratori cassintegrati. E’ questo il modo giusto di fare politica, di ridurre le distanze tra istituzioni e cittadini. Sempre ad Annozero, Matteo Renzi, candidato del Pd al comune di Firenze, ha criticato la legge elettorale toscana, che ha liste bloccate senza preferenze. Si tratta di una decisione legittimamente adottata dall’assemblea toscana nella sua autonomia.
Per quanto ci riguarda, abbiamo fatto una scelta diversa. In queste ore è stata approvata dal consiglio regionale una innovativa legge elettorale. Viene giustamente abolito il listino, e dunque tutti i consiglieri saranno eletti direttamente dai cittadini. Si potrà votare poi con due preferenze, una delle quali dovrà andare a una donna. C’è stata dunque una risposta concreta alla necessità che le donne, la maggioranza degli italiani, siano più rappresentate nelle istituzioni. In un paese con una legge elettorale nazionale che consente alle segreterie dei partiti di nominare dall’alto il Parlamento della Repubblica, è un passo in avanti importantissimo. In politica, come in diversi altri campi, le donne sono una sparuta minoranza. Per questo siamo fermamente convinti che il nuovo consiglio regionale dovrà essere molto più rosa dei precedenti. In questi giorni ho ricevuto tantissime telefonate e ho parlato con tante donne che ci chiedevano di poter partecipare di più alla politica, di mettere a disposizione le loro competenze a tutta la comunità. Molte di loro hanno “presidiato” il consiglio regionale e hanno svolto una continua e positiva opera di sensibilizzazione verso i gruppi e i singoli consiglieri. Il loro desiderio, che era anche il nostro, oggi è diventato realtà.
Alcuni rappresentanti dell’opposizione di centrodestra sostengono invece che questa legge sia illegittima e sperano che il governo faccia ricorso. Si sbagliano, si schierano contro una novità positiva e contro una bella e giusta riforma che compie un passo in avanti sulla strada di pari opportunità tra donne e uomini. Farebbero invece meglio ad ascoltare la voce delle donne, ed innanzitutto delle donne dei  loro partiti.

Al Nord dico: imparate a conoscerci

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10-03-2009 | 18:11
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di Lino D’Antonio 

Qui di seguito il botta e risposta tra un nostro utente, Lino D’Antonio, e Giuseppe Civati, a seguito delle posizioni assunte da quest’ultimo sul presidente della Regione Campania (n.d.r.). 

Gentile Civati,
lei si presenta come uomo pubblico e pubblicamente su di un importante quotidiano nazionale fa delle pubbliche affermazioni. Dalle mie parti si dice che non si caccia neanche un cane, lei candidamente dice che il PD doveva cacciare Bassolino. Più sgradevole di così, non si può. A questo io ho replicato e mi sembra in modo civile, per chiunque abbia dimestichezza con la lingua italiana. Se poi le critiche (ripeto civili) risultano insopportabili, allora vale la pena di ritirarsi a vita privata, riuscendo impossibile tener testa ad un democratico confronto, pur serrato e su posizioni diverse.

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Che ci fa la Lega Nord a Napoli?

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10-03-2009 | 18:04
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di Adriana A. 

Egregio Presidente, vuole cortesemente spiegarci cosa ci fanno queste persone della Lega Nord a Napoli? E per quale motivo sono arrivati qui in silenzio, senza pubblicizzare la loro presenza sul territorio? Grazie. http://www.libero-news.it/articles/view/519656

Noi precari dell’ex Sviluppo Italia

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10-03-2009 | 17:56
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di Ivana Pierro

La vicenda del passaggio alle Regioni delle sedi regionali di Sviluppo Italia (ora Invitalia) presenta diversità di trattamento nei confronti dei lavoratori atipici, stridenti e paradossali. Leggi tutto »

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