di Lino d’Antonio
Come riuscire a trovare nel linguaggio corrente un termine, un’espressione, che possano essere sintesi simultanea tra quella che è una forma di insorgenza civile di una parte cospicua di Paese e la vacua etichettatura, che ad essa vorrebbe imprimere una destra politica e culturale, priva di argomentazioni da obiettare?
Non mi addentro più di tanto in considerazioni glottologiche, perché al di là della forma espressiva, i nodi da sciogliere, sullo scenario italiano, sono sempre squisitamente politici.
Tra l’altro, chi ha guardato con attenzione e partecipazione, alla manifestazione del 12 febbraio, a Roma, a Piazza Santi Apostoli, a favore della Costituzione, con l’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro come unico oratore, non si aspettava reprimende e commenti diversi da parte degli esponenti di destra, rispetto a quelli pronunciati e riportati dai media.
Forse, se si prendesse atto con più frequenza dell’ovvietà e conseguentemente dell’esiguo bagaglio di valori e prospettive di Berlusconi & soci, credo che calerebbe in modo vistoso il consenso elettorale verso di loro.
Le parole pronunciate da esponenti di destra nei confronti della manifestazione sono state: vetustà, archeologia ed inutilità. Quindi, per costoro sarebbe andata in iscena, in quella piazza romana, una disunità nazionale, all’insegna del vecchio, del sorpassato e della muffa ideologica. Stessi commenti nell’oggi per l’imponente manifestazione di lavoratori, a Roma, indetta dalla sola CGIL.
Già il buon Bettino ci abituò all’aggettivo “vetero”, rivolgendosi egli all’allora PCI e soprattutto alla “questione morale” propugnata con forza dal segretario Enrico Berlinguer. Ben sappiamo come è andata la storia ed in prossimità di quale punto di non ritorno fu portata l’Italia dal capo socialista, in combutta con altri.
Purtroppo quella funesta stagione non può dirsi conclusa ed essa ha trovato rinnovato vigore presso il naturale erede di Craxi: Silvio Berlusconi. Attorniato quest’ultimo da uno stuolo di ex della prima repubblica ed in essa posizionati in posti da ultima fila nella rigida gerarchia della politica.
Questo è il nuovo che si è accreditato presso gli italiani e che occupa un posto preminente tra le autoreferenzialità del premier. Anche se ciò appare una pretesa ridicola e blasfema in tutti i sensi.
Allora vuol dire che le parole, gli attributi non servono solo per l’immediata identificazione di cose e di individui. E pur considerando tutti gli effluvi spesso pronunciati a vanvera, esse, le parole, dovrebbero risultare anche il primario mezzo comunicativo di verità e di realismo.
Vorrei limitarmi ad analizzare il termine “archeologia”, citato a proposito dell’intervento del Senatore Scalfaro a Piazza Santi apostoli. Senz’altro egli è una persona molto anziana. Che abbiamo la fortuna di avere tra noi, formidabile testimone dei giorni della nascente Costituzione ed alla cui stesura contribuì, da giovane deputato di 26 anni. Trattasi di archeologia per la vecchiezza del personaggio? E vecchia ed inadatta la medesima Carta Costituzionale? E superato e disdicevole l’andare in piazza a manifestare per giusta causa al tempo del Berlusconi imperante?
Credo che l’attardarsi spesso sulle caratteristiche fisiche (bello – brutto, vecchio – giovane ecc.) è caratteristica precipua di questa destra superficiale, in un’orgia di esteriorità, tra le paiettes delle veline e calciatori. Ma ciò dà solo il senso asfittico di una concezione volgare e piccolo borghese dell’esistenza. Vanno in tal senso i tentativi del settantatreenne Berlusconi verso l’eterna giovinezza e l’immortalità, con un risultato, ahimè per lui, disastroso ed innaturale.
A me ieri è sembrato molto più giovane Scalfaro, che da quel palco ha dato un incredibile esempio di gagliardia e di grande piglio ideale, rispetto al Presidente del Consiglio, diviso tra chirurghi plastici ed accidia politica. E con in più la prosopopea e l’alterigia tipica del parvenu.
Alla fine, un ulteriore punto a sfavore della compagine governativa, che nel suo legiferare e nelle sue dichiarazioni, non dimostra rispetto per la vita e per la morte ed alla richiesta di un rinnovamento reale, non più rimandabile, oppone solo la formulazione di un bigottismo di comodo.
Figuriamoci se essa pensa di rispettare un anziano “Padre della Patria”, che sente avverso ed estraneo. Perché purtroppo, questa destra con una storia sua molto poco edificante e che la rende dissimile da ogni raggruppamento europeo di stampo conservatore, non ha padri degni da amare e rispettare. Di qui la protervia, l’ingiuria facile e la voglia di ridimensionare ad ogni costo l’allarme e le perplessità, che montano nel Paese.
Ma una cosa è certa ed è il messaggio forte e chiaro, che è arrivato in questi giorni al Presidente del Consiglio: “la Costituzione non si tocca e non sarà permessa alcuna manipolazione di essa, contro gli interessi generali e la tenuta democratica dell’Italia”.

