di Marcello D’Ambrosio

L’avvicinarsi delle prossime scadenze elettorali solleva, com’è naturale che sia, il problema di una legge che regoli gli appuntamenti (europee ed amministrative) di giugno prossimo. L’attenzione si sta in questi giorni concentrando sui piccoli partiti e sulla loro possibilità/necessità di essere rappresentati in seno ai consessi che si andranno a rinnovare.

Il dilemma è antico e la riforma “non ratificata” del sistema elettorale introdotta da Walter Veltroni con la vocazione maggioritaria del Pd alle ultime elezioni politiche italiane l’ha ulteriormente complicato. Ho appreso dai giornali delle dichiarazioni del Governatore Bassolino in merito alla legge lettorale per le europee. Personalmente mi reputo obiettivo nelle mie valutazioni sull’operato e la linea politica del Presidente della Giunta Campana: questa volta, come già avvenuto in altre occasioni, concordo con lui sulla necessità dei “piccoli” partiti di essere rappresentati.

Garantire, come sostiene Bassolino, nel Parlamento Europeo la rappresentaza di tutte le identità partitiche è certamente prioritario, a maggior ragione se si pensa che in Europa non si hanno problemi di stabilità tipici del sistema italiano. E soprattutto se si pensa all’Europa come entità capace di integrare culture, popoli e valori diversi. Inoltre una riforma a pochi mesi dal voto appare poco “corretta”. Certo la discussione è aperta: ed è un bene che se ne parli apertamente.