di Lino d’Antonio
Un lettore su “Il Mattino” si è lamentato del modo in cui Corrado Augias ha parlato, nella sua trasmissione “Le storie-Diario italiano”, di giorni fa, con ospite in studio il giornalista Antonio Capranica, della “africanità” della nostra città con riferimento all’epoca intorno al 1860.
Anch’io, nel seguire la suddetta trasmissione, ho notato nel tono di entrambi una certa protervia. Per quanto riguarda Augias, purtroppo una conferma, in quanto quest’ultimo si è sempre contraddistinto per manifesto razzismo verso Napoli, anche se c’è il tentativo da parte sua di ammantare questo non onorevole sentimento di dotto sapere e di dotte citazioni.
Voglio esimermi dallo spiegare quanto Napoli, all’epoca, fosse una grande capitale europea e quanto provinciale il resto d’Italia. E quanto con occhiuta rapina ci è stato sottratto. Però, vorrei indirizzare al giornalista una mirabile battuta di Massimo Troisi: “Meglio Africani, che Sud-africani”. Riferendomi al Sud Africa dell’apartheid, quello he imprigionò Mandela per lunghi anni e costrinse all’esilio Miriam Makeba. Nessuna iperbole da parte mia, solo un ricordo fulmineo della battuta in questione e l’accostamento spontaneo a quanto perpetrato ripetutamente da Augias, anche tramite la carta stampata, nei confronti dei napoletani e della città.
Mi stupisco che chi nutre in sé tale senso di discrimine, riesca a professare ad ogni donde un “credo progressista”, da reputare, nel caso specifico, solo puramente formale.
Su tutto poi, c’è l’aggravante che Corrado Augias, senza rispetto e senza mai contraddittorio, usa il servizio pubblico per le sue convinzioni, anche con i soldi di noi tutti contribuenti “afro-napoletani”. E questo è veramente il colmo e moralmente molto eccepibile.

