di Lino d’Antonio
Devo prendere atto che l’emergenza rifiuti è stata devastante per i napoletani, al di là del fatto stesso, soprattutto per l’impatto psicologico, che essa ha prodotto. Difficilmente descrivibile e quantizzabile. Cosa che ha portato all’annullamento di ogni comune senso analitico e reattivo, rispetto a quanto stabilito per la città ed i suoi abitanti dalla destra al governo del Paese.
Per quel che mi riguarda, non sono grato di alcunché all’attuale Presidente del Consiglio, né ai suoi ministri ed alleati. Per il fatto che dispongo di una buona memoria e non riesco e non posso dimenticare, in tutta coscienza, il passato ed i trascorsi esecutivi a guida Berlusconi e di conseguenza, gli omissis, le defezioni, i mancati finanziamenti, i boicottaggi nei confronti del Meridione d’Italia e della sua capitale naturale.
“Scurdammece ‘o passate” è nella più trita e qualunquista tradizione napoletana. Figuriamoci se ciò lo chiede a noi il gruppo dei nordisti al potere! Se il governo agisce, per risolvere i molti problemi, porta avanti un compito istituzionale, che ad esso tocca. Quindi, non mi sento di approvare una campagna di pura propaganda politica sui rifiuti ed anche per quel che riguarda l’ordine pubblico, la sicurezza dei cittadini e la lotta alla criminalità organizzata.
A tre mesi dalla proclamazione dell’editto sulla fine dell’emergenza rifiuti, è vergognoso vedere a tutt’oggi quale sia lo stato della provincia di Caserta e dell’immediato circondario napoletano. E sarebbe d’uopo, oltre lo sgommare delle macchine ministeriali, che vanno e vengono dalla nostra Regione, quali risultati in concreto abbiano prodotto i provvedimenti per la lotta alla malavita organizzata.
Ma, senza ombra di dubbio, la cosa più bella e pregnante, a noi diretta, è il decreto “ad regionem”, che segue tante leggi “ad personam” promulgate dal governo in carica. Tale decreto sancisce il carcere per chi, esclusivamente sul territorio campano, lascerà per strada materiale ingombrante. Un vero e proprio mostro giuridico, che crea una situazione di palese disparità ed intacca il concetto costituzionale, secondo il quale la Legge è uguale per tutti. Stabilendo in tal modo la divisione tra la Campania ed il resto d’Italia.
Più che la risoluzione dei problemi di casa nostra, la fondamentale convinzione della destra, che ci governa, appare quella, per la quale le varie situazioni possono essere governate e risolte, abbassando (e di molto) il nostro territorio a ruolo di “protettorato”. Un pezzo d’Italia minore, già ampiamente commissariata e da monitorare sempre e ancora di più.
In tal guisa, progressivamente, si sta procedendo verso una condizione drammatica, ove si compirà l’annullamento del nostro stato di cittadini proponenti e partecipanti. Voglio sperare che le Autorità cittadine si rendano conto in tempo del pericolo mortale. E che i napoletani escano, una buona volta, da questa narcosi malsana, perché non esistono maghi, incantatori di serpenti, pifferai, uomini della Provvidenza, politici di colpo verginei e viceré. La forza è solo in noi stessi e nel ritrovare orgoglio e senso di appartenenza ad una comunità non secondaria in ambito nazionale.

