di Roberto Brunese
Sono un cittadino italiano residente all’estero, precisamente a Los Angeles, da oltre un trentennio, ma seguo con molta attenzione ciò che avviene nel nostro Paese, dalla politica al calcio. E proprio rimanendo in ambito calcistico, mi ha colpito la decisione del ministro degli Interni di punire in modo esemplare la squadra del Napoli dopo gli incidenti di Roma e di soprassedere per quanto riguarda gli incidenti a margine di Siena/Roma e Bologna/Juventus, gara quest’ultima, che, tra l’altro, ha visto il grave ferimento di un tifoso juventino, ridotto in fin di vita.
A questo punto mi sembra d’obbligo, davanti a tanta ingiustizia, passare dallo sport alla politica. Credo fermamente che Napoli, i napoletani e la Campania siano sotto il mirino di tutti e in particolar modo di quei politici che puntano il pollice verso contro questa regione per puri fini propagandistici e di personale opportunismo politico.
Non ci nascondiamo dietro al dito! Il signor ministro degli Interni dovrebbe spiegare come e perché non è stato preso alcun provvedimento disciplinare nei confronti della Roma calcio e dello stadio Olimpico a seguito delle facili coltellate in uso e in voga tra i pseudo tifosi ( teppisti ) della squadra della signora Sensi. Ultimo caso Siena/Roma. C’e’ stato un tentato omicidio. E queste sono tutte notizie in possesso del titolare degli Interni.
A tutt’oggi non risultano provvedimenti nei confronti del Bologna F.C., dopo che uno pseudo tifoso ( teppista ) rossoblu ha messo in coma un povero innocente disgraziato tifoso juventino, colpendolo al volto con una pietra all’interno dello stadio. Ma qui pare che non si sia ben compreso che l’azione criminosa è avvenuta all’interno dello stadio Dallara.
Tutti sono bravi però a mettere il piede in testa alla città partenopea per l’effetto della partita Roma/Napoli. Atti certamente di teppismo, ma ingigantiti ad arte giusto per colpire sempre e solamente Napoli. Anche se i fatti sono stati in gran parte smentiti e ridimensionati. Ma il ministro e la giustizia sportiva non hanno fatto marcia indietro, perché la politica è politica. Duole dirlo ma questo emerge e la destra ha inaugurato ormai da tempo l’innaturale connubio tra calcio e politica.
E allora come la mettiamo? Perché comunque l’ingiustizia rimane e brucia molto. Napoli non ha bisogno di lezioni né tantomeno di essere considerata la povera Cenerentola dello “stivale “, in quanto anche gli attuali governanti sanno benissimo che Napoli fa parte di una culla di civiltà che nessuno mai e poi mai potrà toglierci. Quindi, non saranno, né Berlusconi né il partito del ministro degli Interni a relegarci nel ruolo di ultimi del Paese.
Concludo dicendo di aver scritto per effetto di un senso di giustizia primordiale, che, nel caso degli ultimi avvenimenti, è stata calpestata per quanto riguarda la squadra del Napoli e la città stessa.
E non si tratta del solito vittimismo napoletano, cui si ricorre spesso per coprire le scelte sbagliate nazionali nei confronti della nostra città e dei suoi abitanti.
Un’autocritica da parte del ministro degli Interni, a fronte dei fatti citati, non sarebbe fuori luogo e stabilirebbe una situazione di equità, senza figli e figliastri. Cordiali saluti da Los Angeles, California, Usa.

