Questa mattina presto, quando ho sentito alla tv un giornalista dare la notizia che Barack Hussein Obama era il nuovo presidente americano, ho provato un’emozione intensa. Già quel nome – “Barack Hussein Obama” – indica subito una novità sconvolgente. E’ stata ed è forte la sensazione che qualcosa sia cambiato nella storia del mondo, che un sogno voluto e desiderato da milioni di persone si sia finalmente avverato. I cittadini statunitensi sono stati protagonisti di una grande impresa. Hanno dimostrato che esiste un altro modo di esportare la democrazia: credendo intensamente nella forza del dinamismo sociale, nella volontà di cambiare e di costruire un futuro diverso.

L’America delle innovazioni tecnologiche, della ricerca e delle università, delle grandi multinazionali, ma anche di chi fatica a pagare il mutuo della casa, di chi non ha un’assistenza sanitaria adeguata, di chi ancora lotta per affermare il diritto dell’uguaglianza, ha saputo compiere una vera e propria rivoluzione. Il premio nobel Toni Morrison ha detto che “in Europa Obama sarebbe ancora in attesa della cittadinanza”. E’ una provocazione che va ascoltata. Gli Stati Uniti, con tutte le loro contraddizioni, hanno cambiato nel profondo il proprio sistema politico e sociale. Su questo fronte, la nostra vecchia e meno turbolenta Europa, ha ancora tanta da strada da fare.