Oggi la nostra Regione ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale sul decreto legge 154 relativo al dimensionamento della rete scolastica sul territorio.  E’ una scelta impegnativa, resa necessaria dalla decisione del Governo di prendere provvedimenti cruciali per le nostre comunità in assenza di qualunque confronto con le istituzioni locali che, secondo la Costituzione, sono competenti in materia.

Non si tratta di un semplice conflitto “tecnico” di competenze. In gioco c’è il futuro della scuola, cioè il nostro futuro, quello che saremo. Per questo seguiamo con grande preoccupazione l’inasprirsi dello scontro sulla scuola tra forze politiche,  tra parti sociali e produttive e, purtroppo, anche tra i diversi livelli istituzionali. La polemica e il confronto, anche duro, su scelte così importanti è certamente naturale. Ma la preoccupazione deriva dalla sensazione che lo scontro si svolga in assenza di un quadro di valori condivisi, senza quel riconoscimento reciproco necessario a trarre il meglio dal confronto tra differenti interessi e posizioni.

E’ giusto e in certi casi doveroso opporsi a colpi di mano che travolgono i corretti rapporti con le istituzionali territoriali e con le forze politiche e sociali. Ma, al tempo stesso, è fondamentale lavorare da subito per ricucire il filo di un confronto positivo. In primo luogo facendo chiarezza sulle scelte in cantiere e costruendo una visione condivisa delle loro implicazioni per la continuità e la qualità dell’offerta didattica. Sono tante le questioni da chiarire. Due esempi, particolarmente rilevanti per il Mezzogiorno. Tempo pieno: che fine farà? Verrà caricato ancora di più sulle spalle degli enti locali con un inevitabile aumento delle disparità tra Nord e Sud? Piccole scuole: come si darà attuazione alle misure per la chiusura e l’accorpamento delle scuole più piccole?

Cerchiamo di trovare assieme risposte soddisfacenti a queste e ad altre domande, coinvolgendo le migliori energie. La scuola e l’università possono e devono cambiare. Per farle crescere dobbiamo eliminare gli sprechi, trovare margini di intervento e risorse per valorizzare professionalità e impegno, garantire che nuovi investimenti giungano dove sono necessari. E’ ora che le istituzioni e le forze politiche e sociali ritrovino la capacità di lavorare assieme. In questa prospettiva stiamo lavorando per fare degli Stati Generali della Scuola del Sud convocati a Castelvolturno una sede di puntuale critica di merito e di proposta costruttiva.