di Anna Rainone*
Oggi si pone un problema gravissimo per il Sud, che purtroppo non è solo quello della scuola. Al di là delle “andata-ritorno” di Berlusconi dal capoluogo campano, resta non guarita la malattia endemica della regressione economica, quindi della disoccupazione e della crescita dell’illegalità e criminalità. I rifiuti rimossi da una parte di Napoli e disseminati nel territorio non risolvono il problema! Il federalismo, se non è premessa di solidarietà e sviluppo del territorio, non è riformismo! Il precariato, se non viene guidato verso l’impiego e il lavoro, è un grave colpo al Sud!
Ma veniamo alla Scuola in particolare. In questo campo come in tanti altri la destra pratica lo sport dell’ “imitare” la sinistra, solo che arriva sempre tardi e si muove male. Già il ministro della pubblica istruzione, Giovanni Berlinguer, introdusse il concetto di merito nella scuola con il riconoscimento, nell’organigramma scolastico, delle figure sensibili alla qualità dell’insegnamento. È stato il ministro Fioroni a decretare la valutazione del comportamento, l’introduzione del “rimando” nelle materie deboli, lo studio dell’educazione civica, della legalità e convivenza civica, nonché la formazione dei docenti.
Questa è la sostanza! La destra come poteva differenziarsi? Si è dato un pò di look! Tutti con il grembiulino! Ma in un colpo solo ha tagliato un processo di crescita della qualità nella scuola; ha mirato ad indebolire l’organico della scuola, così faticosamente costruito in relazione ai bisogni reali dell’utenza. Invece: maestro unico uguale disoccupazione di docenti anche con 15/20 anni di servizio; maestro unico come ritorno al docente tuttologo, non più proponibile in un contesto moderno così pieno di tecnologie e saperi; maestro unico come ostacolo alla diversificazione nel rapporto bambino-adulto, perché si perpetua il monomodello di riferimento.
I governi di centrosinistra, in un processo di continuità educativa tra elementari e secondarie (I e II grado) avevano realizzato il sistema di organicodi istituto, cioè un “budget” di docenti che realizzavano pienamente il piano educativo di istituto, rispondendo a tutte le esigenze che l’istituto aveva programmato secondo i canoni dell’autonomia (L. 59/97).
Ora, ecco i risultati: 100.000 mastri in meno già da settembre 2008; riduzione organico docente del 30% in due anni; ambiguità di destino delle graduatorie permanenti, cioè ricatto psicologico di migliaia di laureati qualificati e specializzati, che hanno la sfortuna di non essere commessi al parlamento oppure hostess di Alitalia; il numero di allievi per classe non si sa di quanto dovrebbe aumentare; gli allievi con handicap saranno finalmente dei “diversi”; le scuole di montagna e dei piccoli paesi dovranno accorparsi con altri comuni, tanto che importanza potrà mai avere la loro identità; la “scuola sempre aperta e dalle luci sempre accese” potrà chiudere perché il tempo-pieno sarà tempo “ristretto”. Tanto che fa se l’evasione scolastica aumenta e gli asini sono sempre più numerosi? La colpa si sa di chi è: degli insegnanti del Sud. Perciò ci vuole il federalismo!
Per tutti questi motivi è arrivato il momento di dire basta, di far sentire la nostra voce in coro perché purtroppo i solisti, se pur qualificati, non sortiscono più alcun effetto. Il 26, 27 e 29 settembre saranno organizzati dei presìdi fuori le scuole e le università per informare ulteriormente docenti, genitori e tutti coloro che non si sono ancora resi conto che “salvare la scuola” oggi significa salvare il domani di tutti noi.
*Responsabile dipartimento scuola Pd provincia di Caserta

