di Ciro Scuotto
Alitalia? Hanno sicuramente ragione i dipendenti. Quando ero imprenditore, e le mie scelte imprenditoriali erano sbagliate, i mie dipendenti si dispiacevano, ma non potevano fare nulla per cambiare le cose, perchè non avevano nessuna valenza né giuridica né tanto meno pratica per essere un interlocutore credibile nel mercato. Quando, invece, le mie scelte risultavano vincenti, il merito e soprattutto i benefici venivano riconosciuti solo alla mia persona, anche se, onestamente, parte di quei successi era dovuto a una loro onesta e leale partecipazione al progetto.
Questo significa che tutta la classe dirigente che ha gestito l’Alitalia negli ultimi 10 anni dovrebbe essere dichiarata fallita dal tribunale amministrativo del nostro paese, dopo aver sequestrato tutti i loro beni che hanno accumulato in modo fraudolento, essendo stati incapaci di produrre ricchezza e produttività per la loro azienda.
Ma questa è un’altra storia. In questi giorni ci stanno raccontando e spiegando, naturalmente mentendo, che l’Alitalia non funziona per colpa dei suoi dipendenti, perchè è questa la strategia del liberismo: colpevolizzare chi può mettere in discussione l’arroganza di chi detiene il potere economico. Tuttavia, ma questo non è il caso dell’Italia, altri paesi, quelli sì veramente liberali e non liberisti, e parlo degli Stati Uniti e del Regno Unito, di fronte a crisi di sistema non hanno esitato a nazionalizzare banche e assicurazioni private, per garantire un equilibrio di mercato capace di redistribuire ricchezza.
Insomma, tutta questa voglia di cambiare non certo in favore del mercato libero, come viene propagandato, ma a favore dei signori della finanza e dell’industria, non ci porterà da nessuna parte. Questo è il loro scopo ma sarà difficilmente realizzabile. Come adesso, nella nostra regione, tutti hanno voglia di cambiare la classe politica che rappresenta la maggioranza. Purtroppo ho l’impressione che questo stia avvenendo adottando una ispirazione gattopardesca del problema.
Infatti, tutti sono convinti che, eliminando Bassolino, questo possa bastare per rappresentare il cambiamento agli occhi del paese, una sorta di agnello sacrificale per conservare tutti le proprie posizioni. Quanto mi dispiace per Bassolino, lui che li ha cresciuti come fossimo figli; sarà sacrificato sull’altare dagli stessi. Ingrati, direbbe un vecchio saggio. Ma ancora di più mi dispiace per i campani e per i napoletani in particolare.
Per spiegarmi meglio mi viene in mente la vera storia dell’unità d’Italia, quando Napoli capitale si immolò al Regno in nome della libertà e del liberalismo, perdendo di fatto il suo ruolo di capitale e consegnando il proprio sistema economico ai Savoia. La pressione fiscale aumentò in modo esponenziale e tutte le attività legate alla corona vennero spostate al nord, gettando il Mezzogiorno nella miseria più totale. Allora mi vengono in mente i versi di una poesia di Ferdinando Russo, poeta dialettale dell’epoca, che, descrivendo la condizione e soprattutto la delusione dei napoletani dopo il cambiamento, scrisse questi i versi:
Ah Ah, Me vene a ridere Me vene
Ogneruno sperava ‘avè na Zecca
Tante renare quante sò ll’arena
‘a gallenella janca, ‘a Lecca e ‘a Mecca
Faciteme ‘e berè sti ppanze chiene!
Seh, seh, Quanno se ‘ngrassa ‘a ficusecca!
Ccà stammo tuttuquante int’ ‘o spitale
Tinimme tutte ‘a stessa malatia
Simme rimaste tutte mmiezo ‘e scale,
fora ‘a lucanna d’ ‘a Pezzenderia
Chè mè vuò dì? ca’ simmo libberale?
E addò l’appuoie sta sbafantaria?
Quannno figliete chiagne e vò mangià,
mo’ cerca int’ ‘a sacca….. e dalle ‘a libertà.
Questa fu la vera condizione in cui ci trovammo dopo quel cambiamento e questo accadrà se Bassolino uscirà di scena sconfitto dai suoi stessi “delfini”. Altra cosa sarà, invece, se qualsiasi avvicendamento verrà prodotto da un naturale e inevitabile passaggio di mano, ottenuto attraverso un processo civile e democratico, dove determinante dovrà essere la discussione politica e il confronto e non certo l’intrigo gattopardesco.
Spero tanto di non apparire retorico, anche se sono conscio di correre questo rischio. Oggi in politica la verità è retorica, contro la verità si usa la più violenta delle minaccie, quella del ridicolo. Io spero che il presidente Bassolino non mi giudichi retorico e che abbia un minimo di considerazione per queste mie parole.

