di Mario Rosario Bruno

L’attacco alla scuola pubblica, portato avanti dal trio Berlusconi, Tremonti, Gelmini, non ha pari nella storia della Repubblica: dalla legge sulla manovra finanziaria, che prevede un risparmio di 8 miliardi di euro nel triennio 2009/2011 attraverso tagli di 85.000 posti per i docenti e 43.000 per gli Ata (cui vanno aggiunti i 33.000 previsti dalla Finanziaria 2008 frutto del governo precedente), al d.l. 137 del 1° settembre, che tra le altre cose reintroduce la figura del maestro unico nella scuola primaria con un taglio stimato di almeno 60.000 cattedre.

Proprio quella scuola primaria italiana, esaltata dal recente rapporto dell’OCSE, che vanta una serie di primati, primo fra tutti quello della media di alunni per classe pari a 18,4 a fronte di una media del 21,5. L’avvento del maestro unico nella scuola primaria, tanto “caro” ai ministri Berlusconi, Gelmini e Tremonti, nonché al sottomesso Bossi (aridi difensori dei bilanci, incapaci di perseguire il primordiale valore del bene comune), oltre a cancellare l’unica novità positiva di questi anni nel campo dell’istruzione – quale è quella della modularità della scuola primaria, cui tanto devono anche le degradate periferie del Sud (si chieda pure a Scampia o, meglio, ci si inviti il Ministro Gelmini)- cancellerà i 2/3 del personale docente della scuola primaria.

Nel solo comprensorio scolastico di Napoli e provincia i provvedimenti del governo determineranno una situazione di rara drammaticità attraverso il taglio complessivo di ben 3543 posti ad incarico, che vanno ad aggiungersi ai 1182 già tagliati in organico di diritto, con l’inaccettabile conseguenza che la scuola napoletana avrà complessivamente 4725 persone che non lavoreranno e, con loro, sarà minata la sopravvivenza di 4725 famiglie! Nessuno può tacere! Si stanno distruggendo vite umane con 15-20 anni di duri sacrifici alle spalle, in nome di un presunto futuro che è invece già abrogazione della speranza nel presente.

A fronte di quest’attacco può rispondere solo una mobilitazione forte, che coinvolga il mondo della scuola e tutta la società. Ma un movimento su scala nazionale nasce solo se siamo capaci di costruire forti movimenti a livello locale; da qui la necessità di una grande partecipazione di famiglie, docenti e istituzioni che, insieme alle “forze vive e responsabili” del mondo politico e sindacale, discutano e decidano insieme come portare avanti una lotta democratica a livello locale, regionale e nazionale, con quale radicalità e con quali forme rompere il muro di indifferenza della “nostra” classe dirigente.

Dove erano e dove sono i governatori delle regioni meridionali e, con loro, tutte le istituzioni locali e le rappresentanze sindacali e parlamentari mentre il governo Berlusconi, incapace di perseguire la ricerca primaria del bene comune, provvedeva al bieco taglio di numeri (si tratta di persone, vite umane, non numeri!) nelle scuole del Sud e, nel contingente, si accinge a varare una manovra economica che apporterà una pesante riduzione dei finanziamenti europei a favore delle scuole del meridione, stornati per finanziare le grandi opere di interesse di alcuni settori.

Si tratta di ingenti somme: il solo finanziamento del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS) per l’istruzione, la formazione e ricerca è di circa nove milioni di euro. In particolare nelle scuole di Calabria, Campania, Puglia e Sicilia (interessate dall’Obiettivo Convergenza) si ridurranno le risorse europee della quota derivante dal FAS, mentre in quelle di Abruzzo, Basilicata, Molise, Sardegna, regioni che potevano contare solo sulle risorse FAS, non arriverà neppure un euro.

E’ la dimostrazione palese della demagogia che questo governo sta usando a piene mani sulla scuola del meridione, usata e disprezzata da un ministro della Repubblica incompetente nella materia che, guarda caso, ricorre al sud (Reggio Calabria) per “conquistare” l’abilitazione alla professione di avvocato; scuola meridionale che, come evidenziato dall’indagine OCSE-PISA, ha, invece, estremo bisogno di interventi aggiuntivi, specifici per combattere i gravi fenomeni della dispersione e dell’abbandono scolastico che sfociano nel mondo della criminalità organizzata.