di Lino D’Antonio

Da cittadino democratico, auspicherei che una “Alleanza Nazionale”, sdegnata, smentisse quanto riportato da “La Repubblica” del 30 luglio, in pagina locale e nazionale e cioè il fatto che, dietro ai disordini di chiara marca xenofoba, di questi giorni a Napoli, precisamente a Pianura e a Scampia, contro gli immigrati africani rimasti senza alloggio, vi siano politici riconducibili al suddetto partito.

Che, non bisogna dimenticare, è parte significativa dell’attuale compagine di governo.
Così come attendo, sempre da cittadino democratico l’evolversi quanto prima delle indagini su eventi altrettanto inquietanti, quali quelli dei tumulti di Pianura di inizio anno, quello “dell’impiccagione dei manichini” in Corso Umberto (che vedono anch’essi la regia di politici di destra), fino all’incendio del campo Rom di Ponticelli ed ai succitati disordini dell’altro ieri. Questo impegno è dovuto perentoriamente alla tradizione democratica di Napoli. Possono infatti cambiare i dati espressivi, i riferimenti culturali e gli scenari politici, ma immutati rimangono i valori della libertà di ciascuno, del vivere civile in collettività e nel rispetto.

Per paradosso, nella nostra Regione, attraverso un quindicennio, si è verificato un consolidato insediamento politico di centro-sinistra, ma non si è generata una altrettanto democratica opposizione di destra. La quale, solo fino ad un certo punto riesce a reggere la normale dialettica democratica, nella mancanza assoluta di una credibile proposta alternativa.
Iervolino e Bassolino possono essere sconfitti in nome dell’alternanza democratica, ma con gli strumenti consoni della politica. E non con l’eversione, programmata a tavolino e mascherata da rivendicazione della piazza.

Non so se vi sia scollamento tra alcuni esponenti di AN ed i vertici del partito, o che ci si trovi in presenza di una strategia diffusa e condivisa, e che trae la sua linfa vitale contro le istituzioni locali, nei disordini di piazza e lucrando, come si è lucrato fino alla data delle elezioni politiche, sull’emergenza rifiuti.

Certo è che il calcolo politico è di quelli biechi ed insani e la sola a riportarne poi, ferite insanabili è la nostra città, che per un pugno di eversori e facinorosi sta diventando agli occhi del mondo una città xenofoba ed intollerante. Per Napoli un’onta gravissima, molto di più della peggiore tra le emergenze.

Una violenza e una forzatura, che vanno contro la storia della natura stessa della città, raffigurata sempre e comunque come luogo di accoglienza, di amicizia e di comprensione. E ciò viene narrato da una ricca e secolare affabulazione a riguardo e da fiumi e fiumi di inchiostro versati.

Invece, tra indifferenza e sottovalutazione, in poche parole con il silenzio-assenso, corriamo il rischio serio che la città venga “leganordizzata” dai suddetti spregiudicati politici di destra, che, dopo aver fomentato ad arte disordini, si spacciano presso la pubblica opinione per improbabili “uomini d’ordine”. Secondo un copione tristemente noto nel ventennio ed al momento sfruttando le pulsazioni non onorevoli di una parte delle regioni settentrionali. Sotto lo sguardo sospettoso e preoccupato del resto d’Europa, per la prima volta dal dopo-guerra ad oggi.