di Primo Francesco

Mentre i campani si accapigliano nella “guerra civile” dei rifiuti, il Nord sull’emergenza ci fa affari e Berlusconi se li vende pure come un successo per Napoli e dintorni. Solo la “guerra civile” e l’indebolimento delle nostre istituzioni locali (purtroppo non difese nemmeno da Veltroni e da pezzi dell’ex Unione) hanno consentito, infatti, che si potessero prendere delle decisioni così discutibili per gli interessi regionali.

L’emergenza e il giacobinismo ambientalista hanno fatto terra bruciata della risorsa politica locale. E ora qui nessuno può fiatare se viene proposta l’assurdità di quattro inceneritori o se viene spacciata per “miracolo” politico e tecnico del premier la rimozione dell’immondizia dalle strade (cosa avvenuta diverse volte per chi continua a ricordare le numerose crisi di questi anni).
I miracoli ovviamente sono di natura mediatica. Anche Bassolino e i commissari che sono a lui succeduti sono riusciti nell’impresa, anche in possesso di minori strumenti, ma nessuno li ha fatto diventare degli eroi.

I quattro inceneritori, invece, pongono un problema serio. Come faranno a funzionare (e come faranno a guadagnarci le grandi imprese di gestione) con la sola immondizia della Campania? Se soprattutto dovesse essere fatta qui da noi una seria raccolta differenziata? Prima si prevedeva solo quello di Acerra (con l’aiuto di Santa Maria la Fossa) e si diceva troppo grande per conciliarsi con la differenziata. Figuriamoci quattro.

Che pensare? Forse, profittando dell’inconcludente jacquerie campana, si pensa al governo di risolvere qui il problema che comincia a farsi sentire in altre regioni? Ovvero Campania che diventa polo industriale di accoglienza dei rifiuti extraregionali?
Tanti piccioni con una fava. Si viene qui a prendersi gli applausi risolvendo l’emergenza, si profitta della debolezza degli enti locali massacrati dal fuoco amico per spianare la strada a un mega progetto industriale sicuramente sovradimensionato, si pongono le basi logistiche per eventuali crisi da risolvere in altre regioni, si costituisce a Napoli un bilanciamento berlusconiano rispetto a un eccesso di potere leghista al Nord.

Per ritornare alla differenziata: se la facessimo veramente come camperebbero questi quattro inceneritori nel prossimo futuro? Due linee parallele (differenziata da una parte e quattro inceneritori dall’altra) che per ora non confliggono perché ambedue virtuali, ma quando sarà il tempo il risultato sarà evidente. Quando i napoletani non sapevano fare la differenziata non avevano discariche e inceneritori; l’imparano a fare e si troveranno in una regione che, pur avendo bisogno di due mezzi inceneritori, ne possiederà quattro.

Ai posteri l’ardua sentenza. Forse qualcuno s’accorgerà che Berlusconi ci ha venduto delle spazzole. Ma per lui il peggio e il meglio saranno già passati e starà a godersi la pensione tra Arcore e villa Certosa o addirittura al Quirinale.