di Lino D’Antonio
E’ da registrare un articolo, in pagina nazionale de “La Repubblica” del 27 maggio, a firma Giuseppe D’Avanzo, “La città che gioca con i suoi vizi”, che sembra a me e non solo la cosa più violenta ed indegna che sia mai stata scritta sulla città di Napoli. E’ acclarato che la città viva una drammatica emergenza, ma la stampa nazionale, con cinismo, provvede sistematicamente ad oscurare, frammentare, disperdere ogni appiglio di una ripresa , che senz’altro ci sarà. Cosa che però non piace ai media del nostro Paese.
Ignoro il perché di simili scelte giornalistiche. Certamente, allorché si ricorre ad uno stile così iperbolico e truculento, esse non possono essere viste come provocatorie, ma benefiche, nel tentativo di suscitare alla fine il bene.
Io vedo in questo accanimento maligno e distruttivo la messa in iscena della disperazione di un’intera società nazionale allo sbando, (compreso ovviamente scrittori e giornalisti), senza più valori solidali, senza più spunti originali di creatività. E che vive in modo consapevole ed inetto il graduale, ma drammatico passaggio da una democrazia imperfetta ad un vero e proprio regime, nell’illusione di aver trovato nella “monnezza” di Napoli un motivo per continuare ad esistere. Individuando il male assoluto in Napoli, si tende ad esorcizzarlo, nella vana illusione di esserne fuori, se non nell’eden, almeno nel limbo italiano.
Ma qui non ci troviamo più tra vezzi giornalistici e letterari, non è più la gara a chi la spara più grossa e più tragica tra gli autorevoli commentatori italiani. Siamo in presenza di qualcosa di psicotico, fobico che sta investendo senza scampo la stampa italiana, riguardo alla nostra città.
Devo dire che dalla tribuna di un giornale, sebbene autorevole, non è consentito ad alcuno di sputare, come fa D’Avanzo, un incontrollabile veleno sui napoletani, ritenuti irresponsabili, sotto la narcosi di una cultura plebea, privi di speranze, senza alcuna identità da proteggere e passione civile da coltivare ed altre amenità. Non verità. E se Napoli viene percepita con sconforto da chi guarda da lontano, è perché, soprattutto, esistono giornalisti catastrofici e disamorati come D’Avanzo.
Quest’ultimo, tra l’altro, afferma con sicumera: “Il centro-sinistra di Antonio Bassolino ha costruito le sue fortune politiche come “partito della spesa pubblica”, alimentando cinicamente “l’emergenza rifiuti”, come “occasione”; sollecitando una gestione incontrollata delle risorse europee, in questa nuova edizione; allargando un “blocco di potere”, un “magna sociale” (dal professionista al pregiudicato) verticale e socialmente differenziato, che ha ospitato la “mediazione sociale” di una camorra, già grassa dei profitti accumulati dallo smaltimento dei rifiuti industriali del Nord”.
A questo punto, visto che il D’Avanzo ha dovuto ritrattare pubblicamente le calunniose affermazioni su Marco Travaglio, sarebbe opportuno che egli rendesse pubbliche le prove, evidentemente in suo possesso, che lo portano a scrivere cose così gravi sul governatore della Campania e che non possono essere viste solo come un giudizio politico. Per la qual cosa, Bassolino non dovrebbe far mancare la sua voce a riguardo. Nell’attuale momento critico, la cosa che meno occorre ai napoletani è un ulteriore discredito sulle istituzioni locali, dopo che la destra ha cavalcato in maniera indegna l’emergenza rifiuti per meri fini elettoralistici.
Concludo, affermando che io, in compagnia della stragrande maggioranza dei napoletani, già dispongo di decenza e di dignità. In caso contrario, di carenza di esse, non sarebbe certo un accidioso ed apolide giornalista (una volta era napoletano) a richiederla per me e per tutti gli altri.

