di Paola Nugnes

Sembra che a Napoli non accada mai nulla o che poco si muova, ma invece a Napoli le cose accadono così velocemente che devi stare continuamente allertato e non ti puoi fermare un attimo se vuoi mantenerti, per dirle alla Grillo, un “cittadino informato”.

L’ordinanza di Prodi su Chiaiano è stato un colpo di mano, un atto di forza del potere sui diritti dei cittadini, in deroga dei quali si muove sempre l’emergenza. Ma questa è storia già vecchia. Quello che è necessario ancora sottolineare e sottolineare con attenzione è quanto affermato dal geologo prof. Ortolani in due relazioni tecniche, redatte, la prima, a seguito di un sopralluogo alla cava, su invito del Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Napoli; la seconda dopo la presa visione del “progetto” della cava, e presentate, ambedue, in Commissione Ambiente martedì 29 aprile , alla presenza di molti consiglieri di maggioranza ed opposizione, delle associazioni cittadine e alla presenza dei prof. De Medici e Gariparoli, geologi, che con lui concordano nei dati e nell’esposizione.

Non c’era contraddittorio, perché l’arch. Pula, che avrebbe dovuto parlare a favore del progetto, all’ultimo momento ha comunicato che era in partenza per Roma. Dalle relazioni si evince chiaramente, e il professore lo conferma nell’esposizione, che innanzitutto il progetto del sito a fossa che si vuole realizzare a Chiaiano appare un progetto di massima e non un progetto esecutivo perché mancano i termini tecnici essenziali per definirlo tale; è, inoltre, privo di V.I.A, ossia della Valutazione di impatto ambientale necessaria e obbligatoria per legge per ogni opera di tale portata; ma, sopratutto, cosa di massima importanza il progetto, è tarato per accogliere spazzatura “selezionata e trattata”, là dove si prevede di sversarvi il talquale

 All’uopo riporto le dichiarazioni testuali del Commissario De Gennaro, che, comunicando la proroga del suo mandato al 26 maggio, afferma a Repubblica che “la legge prevedeva discariche in più province”, sottolinea che “a Napoli era stata indicata quella di Terzigno che, però, sarà utile solo quando ci sarà il ciclo industriale dei rifiuti perché serve ad accogliere la frazione stabilizzata.

Ora serve un sito capace di risolvere l’emergenza, un sito dove sistemare il “tal quale”. Altro elemento di estrema gravità: la cava presenta pareti verticali dissestate e fessurate, facilmente visibili nelle foto di progetto, che necessiterebero per la messa in sicurezza di un ingente opera di consolidamnento strutturale, costoso e lungo nei tempi di realizzo, ma possibile, come afferma il professore.

Ancora bisogna sottolineare, ma è stato già fatto, che il progetto non valuta la presenza del costruendo e limitrofo serbatoio di acqua potabile dell’ARIN. Non si è provveduto a controllare se il detto serbatoio sia o meno sottoposto alla fossa. Nel caso dovesse risultare sottoposto si prefiguerebbe il pericolo di sversamento di percolato anche in acque potabili.

Dunque riassumendo: in un ambito di pertinenza cittadino, dove è, per legge, sovrano il consiglio comunale, ha deciso, a seguito di voto contrario di questo, lo stato con un’ordinanza, in totale assenza di consenso locale; là dove il progetto prevede la realizzazione di una cava atta ad accogliere rifiuto “selezionato e trattato all’origine” ci si accinge a sversare il “tal quale”. Si procederà in assenza di V.I.A., senza le opporture verifiche e controlli, senza le necessarie opere di consolidamento strutturale.

Che questa sia la volontà del Commissario appare confermato dai tempi in cui egli reputa sarà realizzabile l’opera e aperta la discarica: 20 giorni! Questo senza menzionare naturalmente, quanto già noto, ossia il parco metropolitano delle colline, il fatto che le cave siano state dichiarate non idonee per siti di discarica, che il tal quale in discarica non sia permesso dalle direttive europee, che si mette a rischio la ciliegia di Chiaiano, che si dovranno abbatte 100 alberi di castagno secolari per realizzare la strada atta al traffico dei camion, che l’area è a ridosso della zona ospedaliera; ed altre considerazioni tecniche del tipo che la cava ha un fondo così detto a “panettone” , molto permeabile per conformazione geologica, da cui defluiscono per irraggiamento le falde acquifere di tutta Napoli e provincia, che una cava a fossa non permette la manutenzione, il controllo, la ristrutturazione del fondo, che l’impermeabilizzazione consta di 1 metro di argilla e vari strati di teli per resistere 15-20 anni agli agenti atmosferici, quali la pioggia e non il percolato, che l’impermeabilizzazione verticale prevede di procedere ogni due tre metri di riempimento con un uguale strato di argilla e poi con i teli, poggiando, naturalmente l’argilla sullo strato sottostante di rifiuti che, come anche un bambino sa, tende a perdere volume con il naturale processo di fermentazione e quindi genera abbassamento e slittamento del manto impermeabile verticale che vi si poggia, etc, etc.