di Ninni De Santis
Come suggerito da Bassolino ho provveduto ad invitare una famiglia (cosentina) a Napoli per questi giorni di mezza vacanza e, oltre al piacere di stare insieme nonostante la diversità di vedute politiche con il capofamiglia ospite (PD), tutto è andato come previsto (da me). Arrivano il 30 aprile, dopo aver impiegato un’ora e mezza per arrivare a casa mia dall’ingresso di Napoli.
Ci rituffiamo nel traffico impazzito per raggiungere Posillipo. Trascorriamo il tempo in auto a descrivere tutte le cose meravigliose che (da lontano) si stagliano dalle vie panoramiche, commentando com’era e come avrebbero potuto e dovuto essere Napoli. Mangiamo molto bene in zona e rientriamo a fatica verso casa dove il caos, provocato da una mal programmata simultaneità di lavori a Chiaia, fa il paio con la maleducazione imperante, che approfitta dell’assoluta assenza di vigili in un’area pedonale.
Transeat: siamo a casa. Il giorno dopo, primo maggio, siamo indecisi se andare a vedere qualche meraviglia museale o a Pompei, ma apprendiamo dai giornali che troveremmo tutto chiuso grazie alla perfetta programmazione ed intesa tra (i tanti ed inutili) enti di Stato, per cui si pensa di andare su un’isola. Ma, passando alla successiva pagina del giornale, apprendiamo del grave pericolo alla incolumità dei nostri bambini e alla nostra pazienza, dovuto alla poca praticabilità dei trasporti marittimi, stante condizioni di traffico talmente incontrollate da costringere un consigliere regionale a improvvisarsi vigile urbano.
Certo, si dirà, quel consigliere almeno ha lavorato, ma comunque per poca voglia di testare altre inaspettate qualità di politici locali ci ri-dirigiamo verso Posillipo. Dopo la tipica ora e mezza ci rintaniamo in un privato (e quindi) bellissimo circolo. Trascorriamo una piacevolissima giornata, divagando con i tanti amici soci su come potrebbe essere Bagnoli – su cui si affaccia la location – ma che purtroppo non è. Proviamo dall’ alto a descrivere i progetti in corso (?), rendendoci conto che abbiamo anche noi le idee confuse, tranne che sul fatto che non si vedono grandi passi avanti.
Quando volgiamo verso casa intorno alle 19,00, la veduta di via Caracciolo è simile a quella dall’alto della Fiat di Pomigliano, con la sola differenza che le auto sono in moto e che noi vorremmo tornare a casa. Trascorsa la solita ora e mezza, utilizzando tutte le scorciatoie possibili e qualche veniale stratagemma infrattivo, ci gustiamo un’ottima pizza napoletana per poi andare a dormire. Domani è un’altro giorno si vedrà…
La mattina di venerdi – complice il bel sole (jesce sole ha finalmente funzionato) e impegni lavorativi di mia moglie – senza donne tra i piedi io ed il mio amico con i quattro bambini decidiamo per una bella passeggiata classica. Appena usciti di casa, preso dalla smania solidaristica di sinistra il mio ospite temporeggia con una serie di mendicanti. Dopo cinque euro spesi in trecento metri all’altezza di via Chiaia termina lo slancio altruista e subentra l’indifferenza alla quale noi napoletani assediati da questuanti – mediamente zingari – siamo tristemente abituati.
All’arrivo in piazza Plebiscito il “che bello” è obbligatorio, come quello che sentiamo dai tanti gruppi turistici che affollano la Piazza, ma tenuti prudentemente lontani dal sagrato della chiesa (chiusa) di San Francesco. La curiosità di chi il santo lo ospita sicuramente più degnamente di noi a Paola (provincia di Cosenza) ci porta ad avvicinarci alle scale e, dopo aver contato circa 5 partite di calcio che si svolgevano contemporaneamente nella piazza ed aver ammirato i graffiti che uniformemente fanno mostra di se sui piedistalli dei cavalli bronzei e sulle colonne e le scale della chiesa, il mio amico nota il degrado preoccupante dell’intero scorcio della ex cartolina di Napoli.
Incasso il colpo e per rifarmi mi gioco la carta della Galleria. Qui si svolgono lavori di ristrutturazione (contato un operaio al lavoro senza casco) e risalta l’ingombro degli anditi senza alcun cartello che indichi cosa si stia facendo, i tempi per realizzarlo e magari, perchè no, anche qualche immagine di come verrà, segno che nessuno effettivamente lo sa. Passando davanti ai negozi di griffe affermate, si notano fori ed incrinature sulle vetrine e spiego che sono i segni dei match che ogni sera si svolgono impunemente al coperto.
Percorriamo Via Roma e tra una sfogliatella ed un trancio di pizza ci ritroviamo alla Pignasecca, cuore pulsante della vera Napoli dove approfitto per fare spesa. Mi accorgo subito che la qualità della merce è ottima ed i prezzi sono di circa un terzo inferiore alla zona Chiaia. Ritorniamo verso casa con la metropolitana, che non ci fa fare quella figura che lo scandaloso dispendio di risorse lascerebbe sperare, e sbarchiamo a piazza Amedeo. Lì mi accorgo che un egualitarismo di fondo la gestione Basso-Jervolino è riuscito a realizzarlo. Difatti il caos di lavori e disordine urbano organizzato è uguale a Chiaia come nei quartieri spagnoli, con il “vantaggio” che da noi la vita costa il doppio.
Dopo la solita abbuffata casalinga continuiamo con un pomeriggio di shopping nelle famose vie dei Mille e Filangieri, ma, tra inciampi nelle buche e polvere di lavori mai ultimati, ci rifugiamo in un negozio di hi-fi e poi a cena da parenti. Per il rientro a casa vedi ieri. Segnati dalla due giorni napoletana decidiamo di andare nell’altra Campania: il Sannio, con la speranza che le Forche Caudine abbiano tenuto botta al degrado.
Ed in effetti è così, nonostante Mastella. Mostro ai miei amici il curatissimo ed ordinato centro di Benevento, passando per la bellissima piazza di Santa Sofia, il Museo del Sannio (aperto), l’arco Traiano al quale si accede da un’area pedonale vera, quella del corso Garibaldi. Per omaggiare Bassolino anche in questa terra che non ha tanto di suo (a parte un deputato e le discariche aperte) ci rechiamo in un agriturismo a Paduli, vicino casa del suo artista preferito, quello della montagna di sale per intenderci, Mimmo Paladino. Cibo ottimo e assolutamente a basso prezzo, aria e verde a misura di bambino, promessa non mantenuta per la Napoli del Governatore.
A fine giornata, di ritorno a Napoli con mente libera e polmoni puliti, la domanda del mio amico è più di una considerazione: ma il Sannio non voleva passare al Molise? Traduzione: qui non sembra di stare a Napoli. Avvicinandoci alla metropoli intravediamo dei fuochi d’artificio, poi solo dei fuochi vicino l’autostrada. Tornati a casa capiamo dal telegiornale: sono ripresi i roghi nelle periferie di Napoli.
Il mio amico con la famiglia di mattina, dopo aver letto i giornali e fatta una spesata di mozzarella, se ne va: deve affrontare la Salerno-Reggio Calabria, cosa di non poco conto. Per evitargli il blocco del traffico annunciato vado con lui in macchina fino a piazza municipio via Rampe brancaccio, dove ci salutiamo: non credo sia andato via convinto che le cose stiano migliorando, ma ci vuole troppo bene per dircelo e poi comunque è di sinistra.
Io invece sono sempre più certo che a farci del male da soli siamo maestri incontrastati. Torno a casa a piedi ignaro del gran finale che mi attendeva: la Iervolino con Assessora e Armato Teresa al seguito ululava la sua gioia al microfono di Radio 101, per aver raccolto ben 14.000 euro per la prevenzione al seno da donare ad una associazione. Mio figlio (12 anni) grida: perché non li usate per pulire Napoli? Io, portandolo via, gli rispondo che hanno ben altre cifre per farlo e non ci riescono, mentre credo ci si potrebbe permettere qualcosina in più per la lotta ai tumori. Ma la Iervolino è contenta così: noi per niente.

