di E.L. Lasciando stare la politica dei salotti, che a Napoli ed in Campania fortunatamente non ha mai attecchito (qui si offre solo un caffè), nelle sedi istituzionali è arrivato il momento di parlare di politica e di problemi dei cittadini, superando le sterili polemiche e guardando avanti. Abbiamo bisogno di un partito così come lo ha concepito Romano Prodi dalla sua nascita, denso di valori e adeguato al nuovo pensiero della società, in grado di unire culture e radici e di superare gli steccati delle ideologie del secolo scorso.
Per fare tutto ciò occorre un partito con una struttura organizzata e partecipativa sul territorio e che abbia una visione e un codice nazionale, a differenza della Lega di Bossi e del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo che invece inseguono un sistema partitico a lottizzazione geografica. A Silvio Berlusconi va riconosciuto l’indiscutibile merito, in questi 15 anni, di aver contribuito in modo determinante al consolidamento di un assetto bipolare, e oggi il Partito democratico rappresenta, grazie alle sue coraggiose scelte e nonostante il mancato successo elettorale, l’ultima speranza per rimanere agganciati alle grandi democrazie europee dell’alternanza.
Nessun governo avrebbe potuto funzionare con quella frammentazione partitica. Il Partito democratico deve imparare a parlare e dialogare con tutti, senza spostare il suo asse politico. C’era e c’è spazio per tante culture, soprattutto quella ambientalista, socialista e riformista radicale ed altre. E’ stato sempre cosi: la politica economica e sociale ha rappresentato il terreno di confronto-scontro tra le forze politiche del paese. Da questo dunque bisogna ripartire; le televisioni e i media possono solo temporaneamente offuscare la realtà dei problemi, ma non possono ne occultarli ne eliminarli.
Pensate che solo poche settimana fa si riconosceva, da tutte le parti politiche, la necessità di affrontare il problema dei salari ritenuti giustamente tra i più bassi d’Europa (ricorderete tutti), un campanello d’allarme lanciato addirittura da Montezemolo, poi ripreso da tutte le forze sociali. Ebbene oggi pare che questo argomento non interessi più a nessuno!
Ripartire dai problemi lasciati in sospeso dal governo Prodi, a cui va dato atto di aver guidato con responsabilità e serietà il paese fuori dalle secche, avendo ereditato una situazione in cui la crescita economica era pari allo zero, ridando ossigeno ad una economia sfiancata dai continui rastrellamenti di danaro dovuti ai condoni del governo Berlusconi e non certamente dalla politica di rigore perseguita dal suo successore attraverso la durissima lotta alla evasione fiscale.
In un anno il governo Prodi ha rispettato ampiamente l’obbiettivo di riduzione del deficit sotto il 3 % nel 2007. Certo avrebbe dovuto proseguire nel consolidamento del bilancio per ridurre in modo duraturo il debito pubblico e utilizzare successivamente gli interessi risparmiati, per finanziare e migliorare la crescita. La testimonianza è nelle parole di Almunia quando, commentando il bilancio 2007, disse: “Seguite la linea Prodi”. Il commissario europeo, che verso il nostro paese è stato sempre piuttosto critico, ha sottolineato quanto sia stato importante il lavoro di Romano Prodi, vanificato poi dalla continua litigiosità al suo interno, fino alla famosa intervista a “La Repubblica” dello scorso dicembre, in cui Bertinotti (purtroppo ancora lui) staccò la spina al governo (Mastella fece il resto, ma non ne fu la causa) ricalcando un copione già conosciuto nel ‘98.
C’è la “Questione meridionale”, non una questione meridionale, c’è ancora quella del lavoro e dell’occupazione al sud; c’è una questione salariale, una di politica estera, c’è l’urgenza di finanziare ricerca ed innovazione tecnologica, c’è da riformare la pubblica amministrazione e tanto altro ancora. Questa è la sfida da cogliere e c’è soprattutto il nostro progetto politico di rinnovamento della società, con una riforma condivisa di un nuovo assetto istituzionale, idea lanciata responsabilmente da Veltroni e chissà se raccolta con altrettanta responsabilità da Silvio Berlusconi, ora che è nuovamente pressato dai veti degli alleati.
Purtroppo l’esperienza insegna che spesso le buone intenzioni rimangono tali. Al suo governo ora spetta il compito di governare il paese intero, dal nord al sud, passando per Roma.

