di Aurelia Del Vecchio
Il Partito Democratico ha espresso in termini chiari, nel comporre le liste elettorali, la volontà di rinnovare la politica italiana ed i futuri rappresentanti di essa, favorendo soprattutto un ricambio generazionale.
Ciò, pur attraverso scelte dolorose, come quella del rifiuto opposto ad una ulteriore candidatura di un politico rilevantissimo, quale Ciriaco De Mita, alle imminenti elezioni politiche. Poi, su L’Unità del 22 febbraio, leggo di alcune deroghe per personalità non altrettanto significative. Nel caso specifico mi riferisco alla riproposizione, dopo cinque legislature dell’Onorevole Umberto Ranieri.
A meno che non si tratti di una carica a vita. Ricorro ad una iperbole, per sottolineare come tale decisione, comunque si voglia rigirare la questione, non trova la necessaria e ragionevole spiegazione. Niente di personale, solo la formulazione di un giudizio politico, che credo mi possa essere riconosciuta in qualità di futura elettrice del Partito Democratico e che racchiude il senso e la valenza di un bene, purtroppo sottrattoci, ovvero quello delle preferenze. Nonché il richiamo ad una norma fissata, che dovrebbe valere per tutti.
Invece pare che le decisioni siano ben altre, rispetto a quanto annunciato e sancito e ci si avvia verso la sesta ricandidatura di Ranieri, che al momento sembra essere il deputato con maggior anzianità parlamentare. Ma con ciò non c’è il rischio di creare discrepanze, confusione e disparità? Con il risultato, alla fine, di essere molto poco credibili?
Cordiali saluti

