di Francesco Baumet
Caro Antonio Bassolino, io non sono nè un Suo simpatizzante nè un Suo elettore nè tantomeno ritengo che che la Sua politica abbia giovato in qualche misura al miglioramento della cosa pubblica a Napoli ed in Campania.
Tuttavia sulla questione rifiuti non mi sembra giusto criminalizzare Lei più di tanto; ho 54 anni e da quando ero fanciullo ricordo che Napoli e parte della Campania hanno sempre avuto una ancestrale devozione per la monnezza.
Sbagliato dire quindi che questa emergenza dura da “solo” 14 anni.
Io credo che qui a Napoli tutti i punti deboli di una ideale gestione democratica della cosa pubblica diventano fratture profonde.
Napoli è un catalizzatore di molti dei mali Italiani.
Così quando parliamo di lavoro precario, ci dimentichiamo di dire che se esiste questo problema esiste anche il lavoro supergarantito e talvolta anche superpagato il più delle volte impersonato dagli stessi burocrati statali.
Così quando parliamo di sicurezza sul lavoro poi dimentichiamo di adoperare la stessa veemenza riservata ai dirigenti della Thyssen per il lavoro nero svolto dai portaborse della Camera; e finiamo poi per dare alla Camorra una delega illimitata per il ruolo svolto come ammortizzatore sociale campano.
Così quando parliamo di evasione fiscale nessuno – a cominciare da Striscia la Notizia – si sognerebbe di andare ad indagare nei tanti Studi Notarili italiani dove vige la regola fissa di pagare in contanti per non emettere fattura.
Così quando parliamo di Privacy ci accorgiamo che mezza Italia è controllata al telefono.
Così quando parliamo di sindacato ci accorgiamo che questo serve ormai solo a tutelare gli interessi di classi privilegiate.
E potrei continuare all’infinito.
Io comincio a pensare, caro Bassolino, che a queste ricette di felice vita democratica non ci crediamo neppure noi e che spesso questa ricerca – solo apparente – di stili anglosassoni sono per noi italiani solo delle seghe mentali. D’altro canto fu con un certo imbarazzo che la sinistra Italiana stigmatizzò l’intervento in Iraq perchè – si disse – la democrazia non è una imposizione ma una conquista.
Orbene, perchè non si ha il coraggio di ammettere che forse alcune regole democratiche non sono sempre applicabili in tutti i punti della penisola? Vogliamo forse illuderci che il senso civico degli abitanti di questa Regione sia allineato con quello dei tanti comuni del centro nord d’Italia?
E qui torno all’inizio della mia letterina, Caro Bassolino.
La verità è che noi stessi non crediamo a tutto questo.
Per questo – Caro Bassolino – Lei non ha molte colpe; le colpe gravi le abbiamo tutte noi che abbiamo diritto al voto. E io sono certo che se Lei, la Iervolino e Di Palma stasera si presentassero ad una tornata elettorale avreste nuovamente tantissimo consenso.
Perchè poi a tutti noi sta bene così.
E che ciò che mi viene dato di stramacchia conta molto di più di quello che il politico di turno potrebbe dare al proprio territorio.
Distinti saluti

