di Lino D’Antonio
Fabio Mussi, leader di Sinistra Democratica ha pubblicamente parlato, di fallimento dell’azione del centro-sinistra in Campania. L’atto conseguenziale più coerente sarebbe che SD e tutta la Federazione di forze, sorte alla sinistra del Partito Democratico, uscissero dalle coalizioni amministrative di questa Regione.
Perseguendo l’azione più importante, ovvero la richiesta di dimissioni del Governatore, così come fa Di Pietro, assumendosi però, anche la responsabilità di un pauroso vuoto amministrativo e legislativo in un momento pesante come questo.
Il persistere di una situazione di denuncia, da parte di molti esponenti della cosiddetta sinistra radicale, in contrasto con la permanenza stabile nelle istituzioni locali, mi riportano alla mente il partito di lotta e di governo, di non gloriosa memoria, per non aver fatto il bene del Paese. Politicamente ha solo il senso di indebolire ulteriormente e gravemente tali amministrazioni. Tutto ciò è come una facile scorciatoia che, comunque, in nessun caso, porta ai proponenti una novella verginità politica, perché qui, siamo in presenza non di una sconfitta di Bassolino, della Iervolino ed altri soggetti, ma alla debacle dell’intera classe politica nazionale, per aver disatteso le annose istanze del Mezzogiorno d’Italia. Da destra a sinistra, passando per il centro. E questo viene detto da uno, che ha sempre propugnato ed auspicato la bella politica, non certo le intollerabili buffonate di Grillo e quanto altro in Italia di negativo.
Sono convinto che, secondo rudimenti di civiltà, prima o poi i rifiuti saranno rimossi dalle strade di Napoli e regione. Ma alla fine c’è il rischio concreto che possano rimanere macerie dal punto di vista democratico e politico, con una strana saldatura tra destra eversiva, centri sociali, affari occulti malavitosi ed addirittura ultras del tifo calcistico. A meno che, non si dica chiaramente, a livello governativo ed una volta per tutte, quale sia la progettualità disponibile per il Sud. Ci si aspetta che questa sia un’urgenza improrogabile, in primis, per le forze, che si dicono di sinistra. Se esistono quindi, le possibilità di un serio e reale sviluppo o se si vuole continuare solo in direzione di una dialettica, stilisticamente perfetta e suggestiva, ma priva di contenuti e di conseguenze positive.
Senza il non più rinviabile imput per il meridione, qui da noi, non c’è “trippa per gatti”, elettoralmente parlando. Per nessuno. Sarebbe infatti, sommamente riprovevole per il centro-sinistra aver vinto le ultime politiche con il voto determinante della Campania e tramite anche l’apporto del prestigio personale del “vituperato” Bassolino, per poi considerare che l’Italia, che conta, nei fatti finisce al Garigliano. Ed il “Partito del Nord” non appare più una prerogativa della destra, ma attraversa, a passo spedito, anche il centro-sinistra.
Credo che per questo tentativo, di sfondamento nel ricco Nord, a discapito di una consistente parte del Paese, da parte del raggruppamento governativo, proprio da Roberto Saviano e dai suoi scritti, siano stati forniti una formidabile scialuppa di salvataggio, un alibi quasi inoppugnabile ed un comodo paravento. Quasi fosse tale la cancrena sociale, politica, imprenditoriale, intellettuale, da rendere nullo in Campania ogni tentativo di cambiamento e rinnovamento.
Non c’è analisi, non c’è intervento dove non vengano citati gli ormai “dogmi” di Saviano, eppure egli ha riportato molte cose scritte da anni da altri e rimasti nella più completa indifferenza. Lo stesso stretto collaboratore di Don Diana parla di aspetto romanzato di alcune cose e fatti, prospettati dallo scrittore. Di fronte ad un effetto così ipnotizzante, vado contro corrente e mi sento di affermare che gli scritti di Saviano, mossi tra l’altro da un’abile regia editoriale, in termini di una diffusione capillare ed attuati, strepitosi pronostici economici, hanno fatto danni al nostro territorio, alla sua possibilità di riscatto, più di una guerra di cent’anni di camorra, per l’assoluta distruzione di ogni nostra comprensibile speranza.
Per concludere, se anche la politica, addirittura esponenti di sinistra, che hanno sempre avuto dalla loro ben altri strumenti e sensori per captare le urgenze e porgere prospettive, leggono Napoli e la Campania, attraverso i soli occhi di Saviano, senza cogliere il buono già esistente, ed il realizzabile, si può bene affermare che siamo tutti in una “disperata” situazione di non ritorno.

