di Lino D’Antonio

Gentile Dott. Scalfari,
dopo tanti anni, per la prima volta in assoluto, non mi trovo d’accordo con alcune Sue considerazioni, contenute nell’articolo di fondo su “La Repubblica”, di oggi 6 gennaio, sul fatto che Lei consideri opportuno che il Governatore della Campania rassegni le dimissioni, dopo la tragica evenienza della crisi dei rifiuti.
Si tratterebbe di un caso eccezionale, ovvero di “un singolo amministratore”, che dovrebbe dimettersi per responsabilità plurime, ascrivibili quindi, anche ad altri soggetti istituzionali e non : Rastrelli, Catenacci, Bertolaso, Pansa, passando per gli ineffabili cinque anni governativi di Berlusconi e mettendo nel conto i quasi due del governo Prodi.

Non dimenticando i sofismi del ministro Pecoraro Scanio e l’incommensurabile distanza del ministro Amato. Con la Chiesa, dai preti di campagna ai prelati, a dir messa fuori dalle discariche e dal termovalorizzatore di Acerra, fortemente voluto dal Governatore e quasi ultimato tra difficoltà indicibili. Ma dall’elenco non possono mancare le virtuose regioni del Nord, che fino a ieri hanno sversato in Campania i loro rifiuti tossici, contattando direttamente la camorra.

Un lungo elenco, che sembra possa essere tutto accorpato in Bassolino, a cui il Presidente del Consiglio Prodi, un correo del disastro, dovrebbe chiedere le dimissioni.

Che Bassolino paghi, se colpe saranno accertate, per le sue responsabilità, ma non mi sembra giusto farne il capro espiatorio in una situazione dalle molteplici sfaccettature e sotto la spinta di pressioni ed opportunismi, proprio usando in maniera amorale i rifiuti campani come arma di lotta politica, a destra come a sinistra. Per un residuo senso civico e di garantismo, che auspico possa ancora albergare in molti.

Si cerca forse un simbolo sacrificale per una catarsi rigeneratrice? Ma è questo che ci vuole realmente per la Campania? Non può essere controproducente un vuoto legislativo?

Sono convinto che Romano Prodi non chiederà a Bassolino di dimettersi, perché sarebbe come ammettere in contemporanea il fallimento dell’azione di governo ed allora sarebbe d’uopo che si dimettesse a sua volta.

Tante voci si stanno levando in questo momento, alcune sagge, altre improvvide e vacue. Insomma uno stridio sostanzialmente senza compostezza e senza alcuna solidarietà dalla collettività nazionale.

L’unica cosa che conta veramente, con drammatica urgenza è togliere la spazzatura dalle strade. Ma non solo questo per Napoli e per il Mezzogiorno. Infatti il governo deve rendere noti ed operativi i suoi intendimenti per il Mezzogiorno d’Italia. Se esso è proiettato realmente verso l’attuazione di una politica di sviluppo, in quanto al momento, ogni iniziativa a riguardo appare fumosa ed irrealizzata nei confronti di un territorio, al quale sono state sottratte risorse e non aggiunte.

Attualmente tutto si svolge in uno scenario non proprio confortante, anzi un vero immondezzaio da Nord a Sud. Da noi spazzatura immane e tangibile sotto gli occhi interessati dell’organizzazioni malavitose, con percentuali di miseria impressionanti. Al ricco Nord, che in maniera impeccabile, ricicla il danaro sporco di mafia e camorra, in prevalenza un immondezzaio morale, dove con cadenza intollerabile i figli uccidono le madri, le madri uccidono i figli, i vicini di casa si scannano tra loro. Senza alcun tipo di allarme e biasimo nazionali.

Così come non c’è stato biasimo per i manichini appesi agli alberi nel centralissimo Corso Umberto, a Napoli, con l’effige di Bassolino e della Iervolino da parte di Alleanza Nazionale ed in nome di una provenienza dal pattume della storia italiana. Infatti ieri impiccavano i Partigiani. Con in più l’incitamento da parte di un quotidiano nazionale a praticare nella nostra città vere e proprie esecuzioni. Un invito alla violenza, al cieco odio politico, alla giustizia sommaria, cose che non hanno turbato più di tanto le coscienze degli illustri commentatori italiani, uniti da un solo unico grido: “Bassolino se ne deve andare !”.

In un contesto così purulento, masticato, ingoiato e digerito, mi chiedo che senso abbia parlare di riforme, di legge elettorale, di cattolicesimo e di laicità. La discussione, con la rimozione di valori democratici fondanti, con la sensazione di non essere più interamente in uno Stato di diritto, mi sembra senza alcun peso specifico in validità e possibile fattività. Una falsa ed improbabile raffigurazione della realtà per tirare a campare.

Mi sento modestamente di consigliare all’intellettualità nazionale di riuscire a guardare oltre “Gomorra” e gli scritti di Saviano, per il quale, da semplice cittadino e lettore, incomincio a provare non poche perplessità, ma che sembrano essere riusciti ad ipnotizzare le opinioni di tanti, senza che si possa creare nel Paese un novello, originale modello culturale. In Saviano, organico fortemente al Gruppo “L’Epresso- La Repubblica”, io noto, dietro un’apparente ricostruzione rigorosa di cose e fatti, per cui mi sembra giunto il tempo di un riscontro più approfondito e non più rinviabile, un senso solo distruttivo e non c’è l’indicazione per alcun tipo di speranza. Che invece serve a noi tutti “disperatamente”.

Cordiali saluti

Lino D’Antonio
ex lavoratore Ilva di Bagnoli – Napoli