In un articolo pubblicato oggi in prima pagina su un importante quotidiano nazionale, si sottolinea come sia possibile gestire i rifiuti in modo efficiente e con basso impatto ambientale attraverso un’adeguata impiantistica - CDR + termovalorizzatore - e una buona organizzazione del servizio.
Alla grave situazione di Napoli e della Campania si contrappone quella di Venezia. Fatte le dovute distinzioni tra un’area turistica su cui insistono 300 mila persone e la nostra regione di quasi sei milioni di abitanti, credo che il paragone sia utile e che possa aiutarci a capire quale sia la strada giusta per risolvere il problema.
Prima da sindaco e poi da commissario mi sono sempre battuto per realizzare in Campania il modello oggi adottato a Venezia, facendo i conti con le emergenze e con tante proteste. Da sindaco ho consentito che nella discarica di Pianura fossero smaltiti rifiuti provenienti da tutta la regione. Da Commissario ho avviato il piano rifiuti varato dal mio predecessore realizzando 7 Cdr e giungendo, infine, a uno scontro aspro con quel partito dei tanti NO che ancora oggi prova a impedire la riorganizzazione del servizio e la realizzazione dei termovalorizzatori e degli impianti necessari.
Leggere l’articolo mi ha colpito ancora di più perché dopo aver lavorato tanto proprio per vincere questa battaglia, oggi sono sotto inchiesta. Certo, l’ho detto tante volte, i limiti e gli errori ci sono stati. Per rompere con un passato in cui eravamo lo sversatoio d’Italia si è deciso di chiudere tutte le discariche, andando incontro a problemi gravi. Mentre ora sappiamo bene che alcune discariche, efficienti e controllate, sono comunque necessarie ad un moderno ciclo di smaltimento dei rifiuti.
Credo che l’articolo sia importante anche per un altro motivo. Non demonizza i rifiuti, non li presenta come una minaccia per le comunità. Ragiona invece con lucidità sulle soluzioni gestionali più compatibili con la vita di società avanzate come la nostra. Si parla di un termovalorizzatore costruito a 8 km da piazza san Marco. Se ne valuta, dati alla mano, l’effettivo impatto ambientale. Alla luce di quei dati e di quelle valutazioni appare sempre più inaccettabile il localismo che qui ha spinto piccole comunità a innalzare barricate contro impianti situati a decine di km dai loro abitati.
Ecco perché continuo a insistere sulla necessità di agire con senso di responsabilità. Tutti noi ormai sappiamo che il problema si può risolvere. E sappiamo anche come. Ora bisogna togliere i rifiuti dalle strade e andare avanti completando gli impianti e potenziando la raccolta differenziata. Chi si sottrae a questo dovere, in nome di un qualunque interesse che non sia quello generale, si assume una grave responsabilità.