di Lino D’Antonio
Per usare un termine caro al direttore del Corriere del Mezzogiorno Marco De Marco, che sul suo giornale ospita per lo più interventi contro i responsabili del governo regionale, rimango lo stesso “basito” per l’intervento dell’Onorevole Umberto Ranieri, in data 14.12.2007 e dal titolo: “E’ ora di aprire la questione Napoli”, soprattutto in merito alle sue considerazioni sulla salute dell’apparato industriale campano.
Con scioltezza di linguaggio, egli, a proposito dell’annuncio della FIAT sulla chiusura temporanea dell’ALFA di Pomigliano, ci spiega che tale evento è dovuto alla presa d’atto della storica incapacità di un cardine dell’apparato industriale di Napoli degli anni settanta di stare dietro ai vincoli di qualità e produttività. E sembra di capire, senza ombra di dubbio, che ciò abbia una ricaduta negativa nel presente produttivo della nostra regione.
Peccato che Ranieri, negli anni ottanta responsabile della Federazione del PCI di Napoli, abbia cattiva memoria. O cattiva coscienza?
Credo che sia giunto sul serio il momento di porre fine ad ogni omissione e rimozione relativamente all’ILVA – ITALSIDER di Bagnoli, stabilimento siderurgico, che sulla spinta delle epiche lotte dei lavoratori, partite proprio dagli anni ‘70, risultava essere, nel decennio successivo, il più moderno d’Europa e all’epoca della chiusura dell’area a caldo, non furono pochi a dichiarare che si andava a compiere un “delitto industriale”.
Il perché lo stabilimento fu dismesso è da ricercare non in motivazioni tecniche ed economiche. A conferma di ciò basta esaminare i resoconti aziendali, le ragioni dei lavoratori e le decisioni comunitarie. La scelta della chiusura fu del tutto politica ed ascrivibile ai governi presieduti da Bettino Craxi, di cui la corrente migliorista del PCI, della quale faceva parte Ranieri, era sodale e ne condivideva le scelte economiche.
Vale la pena ricordare, a parte il psicodramma, che coinvolse migliaia di lavoratori e le loro famiglie, il danno prodotto alla città di Napoli in termini di nessun indennizzo occupazionale e diminuita vigilanza democratica.
Se non si fa, anche a distanza di anni, una seria autocritica a riguardo, nessun discorso su Napoli, diventa credibile, compreso l’intervento dell’Onorevole Ranieri, solo un’esposizione di buone intenzioni, magari anche un po’ false, usate come strumento di lotta politica all’interno del Partito Democratico proprio contro “l’operaista” Bassolino e nulla più.
Certo è che si rimane con l’amaro in bocca in presenza di rappresentanti del popolo, che attraversano le varie stagioni politiche con tale leggerezza come fa Umberto Ranieri, convinti di riuscire a riappropriarsi ogni volta di nuova verginità e certi che l’uomo della strada sia sempre propenso a dimenticare, più che a ricordare.

