di Lino D’Antonio
Dalla terribile crisi dei rifiuti nella nostra regione, dovrebbe venire a ciascun cittadino più consapevolezza, non solo dei propri inequivocabili diritti, ma anche dei doveri, lungo i quali esplicare azioni, volte al raggiungimento del bene comune.
Prendo atto che ciò non è per niente attecchito negli intentimenti e nelle priorità della categoria dei commercianti, i quali quotidianamente, anzi più volte nel corso della giornata, inondano Napoli ed oltre di materiale di imballaggio (cartoni, polistirolo e plastiche varie), senza preoccuparsi minimamente dello spettacolo indecoroso, a cui contribuiscono in maniera così determinante. Davanti a questo stato di cose, vengono vanificati in città tutti gli sforzi operativi della Asìa.
Sarebbe ora di porre fine a questo sconcio e che la categoria dei commercianti assumesse le proprie responsabilità e si desse un’organizzazione in intesa con le istituzioni locali e la stessa Asìa.
Rivolgerei una considerazione maliziosa alle categorie di rappresentanza dei commercianti, sempre così sussieguose e tristi, nel disegnare l’amaro andamento economico degli affari dei loro iscritti. Dall’enorme accumulo ad ogni angolo di strada del suddetto materiale di risulta, che ha avviluppato elettrodomestici, vestiario, arredamento, cibo, ecc. si ha al contrario l’impressione di un ritmo forsennato del commercio a Napoli.
Quella suddetta è ormai una situazione insopportabile, alla quale bisogna porre rimedio e non è più rinviabile la decisione di dotare i quartieri, in prossimità di esercizi commerciali e mercatini rionali di appositi contenitori per la raccolta del materiale di risulta da imballaggio.
Tutto ciò anche perché il problema dei rifiuti non appare di simultanea soluzione e sarebbe il caso di non aggravarlo.
Ci si aspetta dai commercianti un significativo esempio di civiltà, in modo che la città “cartonata” possa emergere alla luce del sole.
Cordiali saluti

