di Aurelia Del Vecchio
“La Repubblica”, in data 9.11.2007, nelle pagine culturali nazionali, dedica all’ultimo lavoro letterario di Ermanno Rea un titolo enfatico ed anche iperbolico: “Napoli – una città malata e barbara”, proseguendo lungo un iter editoriale scelto da tempo dal gruppo “Espresso-La Repubblica” contro la nostra città. Della quale non si disconoscono i problemi, ma dalla quale si rinvia al mittente l’intento malevolo, che vorrebbe privare noi tutti di ogni appiglio di speranza.
Credo che una cosa sia la doverosa informazione, un’altra una persecuzione asfissiante, perpetrata paradossalmente proprio in nome della libertà di stampa, tenendo conto che il resto d’Italia è nei guai quanto noi, solo che ne manca la raffigurazione mediatica ossessiva come quella perpetrata nei confronti di Napoli.
E’ esilarante e disperante che lo scrittore Ermanno Rea, che si è “dismesso” per libero arbitrio da napoletano da oltre cinquant’anni, venga da noi per un breve lasso di tempo, con la pretesa di darci l’imprimatur del vivere civile e corretto. Pur continuando a lucrare con i suoi scritti sulle sciagure di Napoli. Quelle reali e quelle immaginate.
Tale è l’orizzonte creativo, limitato e limitativo, di Rea. Infatti, se nel firmamento napoletano si accende un minimo barlume di speranza o se continuano a splendere luci di eccellenza, egli, senza la linfa vitale del dolore, della distruzione e del dissolvimento totale, non è più in grado di comporre alcunché.
Anni fa, lo scrittore, in un suo articolo narrava di aver tenuto per molto tempo una barca a Massa Lubrense, per le sue vacanze estive. E proprio a conclusione di una stagione estiva, dirigendosi in barca verso Napoli, aveva avuto la cattiva ventura di incrociare una carcassa di mucca nel golfo di Castellammare. La qual cosa lo aveva spinto per sempre a cancellare la penisola sorrentina dal suo riposo estivo. A tal riguardo non si registrano turbative nei succitati luoghi incantati, che tali rimangono e sempre di più ospitano eventi culturali, artistici e di turismo di qualità, anche senza Rea ed il suo eterno querulare.
Quindi, quest’ultimo appare sempre in fuga da qualcosa! Auspico che sostanzialmente non voglia fuggire solo da se stesso.
Intendiamoci, egli svolge in tutta libertà il suo mestiere ed anche ricorrendo ad una critica serrata e priva di ogni umanità nei confronti di Napoli, non commette alcunché di illecito. Ma come concittadina trovo riprovevole e moralmente eccepibile il suo tiro al piccione contro la città e rimango attonita come lo scrittore e i tanti come lui, non si rendano conto che il loro impulso irrefrenabile verso una propaganda così negativa è peggio di una guerra di cent’anni della camorra. Nel caso specifico di Rea, un atteggiamento di improbabile incoscienza adolescenziale o un inarrestabile declino senile.
Dalle opere e dalle interviste rilasciate da Ermanno Rea, mi vengono da fare due riflessioni: una è che egli non è per niente un combattente, ma per ignavia, invidia e protervia vuole togliere a tutti i napoletani di buona volontà e sincera fede democratica la voglia e la forza di battersi per il cambiamento. L’altra, forse più inconscia, è che egli è afflitto da tale, personale angoscia di morte ed è convinto di aver trovato in Napoli il luogo dove scaricarla.
Nell’ultima sua fatica letteraria, si parla dello strano e spurio accompagnamento tra la vecchia cariatide comunista, Rea, ed un giovane naziskin. Quasi che partendo da un passato controverso, ma attraversato da valori fondamentali, purtroppo, anche in questo caso ineluttabilmente, il futuro sembra evolversi verso la barbarie.
Da questa metafora sicuramente, così come nella sua ultima e breve permanenza in città, alla presidenza del “Premio Napoli”, a Rea arriveranno onori e prebende. Io, dal canto mio, rimango convinta che dopo l’inespressivo, deludente ed offensivo libro “La dismissione”, lo scrittore forerà un’altra volta. Moralmente ed anche letteralmente.
Al di là di quello che potrebbe essere un auspicabile flop artistico, non è più rinviabile una posizione pubblica molto ferma e sostanziale da parte delle Autorità locali (Sindaco, Governatore e Presidente della Provincia), contro questa dissennata informazione, che non è solo moda ed atteggiamento culturale, ma implica ben altre strategie sia economiche che politiche, attraversando in maniera trasversale gli schieramenti in campo. Con l’appoggio di tanti “cala-braghe” nostrane.
Non so se si è ancora in tempo per invertire questo corso così nefando, ma almeno proviamoci.
Cordiali saluti

